sabato 28 marzo 2015

Day 39: Fairlie - Twizel, 103 km (27-mar)

I grandi laghi

E l'ultimo giorno di biciviaggio è arrivato. È da ieri che ho la sensazione di aver praticamente terminato, dall'entrata nella MacKenzie Country, ma oggi sono veramente vicino, solo 100 km, metà dei quali in strade già conosciute dalla bicicletta Kiwi. Mi sveglio presto, verso le sette, ma è praticamente ancora buio, e fuori si congela, ho le mani di ghiaccio; metto la giacca e aspetto l'alba, che, come spesso succede qua, è spettacolare. Poi pedalo infreddolito verso il paesetto, ci sono dei bagni pubblici fantastici con pure l'acqua calda e un bel parchetto adiacente dove sedersi e preparare la colazione in grande stile. Oggi lo chef dice avena e cous cous, come - quasi - sempre tra l'altro...
La tappa comincia in salita, c'è il Burke Pass a 21 km (705 mt), ma si sale fino al lake Tekapo (750 mt), io pedalo e pedalo tra le colline, avvicinandomi sempre più alle montagne, ma la strada pare non salire. Arrivo al villaggio di Burke Pass, un gruppo di case che sembrano uscite da un western statunitense, che ormai sono arrivato al passo: la strada continuava a salire poco a poco con pendenze ridicole, e io manco me ne sono accorto. Dell'ultimo km di salita me be accorgo invece, bello ripido.
Al di la del passo mi si presentano i classici paesaggi che ben conosco: grandi spazi aperti, delle steppe di erba secca e pochi alberi circondati da montagne. Le più spettacolari sono le Southern Alps, di fronte a me, ancora innevate. Se non fosse per le macchine e i bus di turisti giappo-cinesi che vanno ai laghi, ci sarebbe il più assoluto silenzio qui, non c'è niente. Le lunghe strade dritte mi danno una sensazione di infinito, il fatto che non cresce niente mi fa pensare di essere finito su Marte. Arrivo al lake Tekapo e il mondo si anima improvvisamente, masse di turisti intenti a fotografare il lago - che oggi non è neanche del classico colore turchese - e la chiesa del Buon Pastore, che se non fosse per la fantastica vista che si gode dal suo interno non sarebbe nulla di che, molto meglio invece la chiesetta lignea del Burkes Pass... Mi fermo per la pausa pappe, osservando divertito i soliti turisti giappo-cinesi (e molti altri a dir la verità) con il fuoco al culo mentre si fanno selfie ovunque. Il lago, con le Southern Alps sul fondo, è molto affascinante, e dall'osservatorio del vicino mt John ogni notte si vedono migliaia e migliaia di stelle, siamo in una delle dark area del mondo. Comunque, io gli preferisco il lake Pukaki e l'Ohau...
Ricomincio a pedalare seguendo i canali, i vari laghi della regione sono collegati da un grande sistema idrico che da' energia a buona parte del paese. Il contrasto tra l'acqua azzurra dei canali e il giallo desertico della steppa che mi circonda è forte, ci sarò anche abituato ma mi affascuna sempre. Dopo una trentina di km ricompare la punta del mio amato - ed innevato - mt Cook, l'Aoraki, la grande montagna sacra dei maori, che vigila sempre su tutto il territorio, svettante, come una sentinella. Passo le salmon farm e dopo una veloce discesa arrivo al lake Pukaki, il bellissimo lago azzurro ai piedi del mt Cook. Anche lui oggi non presenta la sua classica colorazione turchese, ma gli voglio bene lo stesso. Poi, sono ancora nove km e finalmente arrivo a Twizel. È finita!
Vado a salutare i ragazzi di Shawty's, ci sono Abi, Ceri, Sam, Evert, Brice, Dany, Brad, Yatin, Chris e Susan, evaporo una radler e me ne ritorno alla mia vecchia casetta azzurra in Godley street 22. Stanco ma estremamente soddisfatto! Domani ricomincio a lavorare, nei prossimi giorni le impressioni sul viaggio... Intanto mi godo questa vittoria, in fondo sono arrivato primo con grande fuga in solitaria!!!











venerdì 27 marzo 2015

Day 38: Stavenley - Fairlie, 111 km (26-mar)

Il ritorno nella MacKenzie Country

Questa mattina ho decisamente esagerato con la colazione, quasi tre scodelle d'avena, cereali e the a volontà mi hanno decisamente appesantito l'andatura nei primi km di oggi. Che di per se erano già pesanti, le lunghe strade dritte nella campagna di Canterbury annoierebbero anche un geometra amante delle rette. Meno male che a ovest ci sono le montagne da ammirare e il sole splende, senno' sarebbe stato abbastanza deprimente. Il tratto peggiore sono i 20 km da Mayfield verso sud, la strada non vira neanche di un grado, una palla infinita.
La situazione migliora arrivando a Geraldine, paesotto posto ai piedi delle colline, che si presenta bene con parchi intorno al fiume che lo attraversa, case dell'800 e molti negozietti; non mi dispiacerebbe trovare un lavoro qua dopo Twizel... Nell'ufficio informazioni mi rivelano che nel negozio di fronte ci sono assaggi gratuiti di formaggio e non resisto alla tentazione di andarci, da buon amante del formaggio. Per la prima volta in Nuova Zelanda mangio del buon formaggio, ci sono anche il parmigiano e una specie di gorgonzola. Tra i due scelgo... il gelato! Mentre me lo mangio faccio amicizia con il commesso Franck, francese, che si prende la pausa per scambiare quattro chiacchiere: si dimostra una persona interessantissima, prima di venire qua si è fatto una camminata lunghetta, dalla Francia all'India!
Da Geraldine la strada comincia a salire, per la prima volta dopo qualche giorno, su per delle colline: il paesaggio si fa ondulato, disabitato e dedicato ai pascoli, si capisce che mi sto avvicinando sempre di più alla MacKenzie Country, fino a che un cartello indica effettivamente l'entrata nel distretto di Twizel. C'è da affrontare ancora una collina, il mt Michael, prima di arrivare nella tranquilla Fairlie, paesino alle porte delle selvagge e secche lande che sono il mio destino finale. Qua invece è decisamente più verdeggiante, il paesino è perduto nel nulla ma grandi centri come Timaru non sono distanti ("solo" 65 km) e qualche casetta dell'epoca coloniale lo abbelliscono. Io mi rifiuto di pagare 20 dollari all'holiday park (per dormire in tenda??? Ma siete fuori??) e mi imbuco tra fiume, campi e boschetto, distante dagli occhi indiscreti della gente e dei contadini. Sarà l'ultima notte del cicloviaggio...







mercoledì 25 marzo 2015

Day 37: Oxford countryside - Stavenley, 90 km (25-mar)

Gole profonde

L'alba dalle grandi pianure del Canterbury è decisamente emozionante, i cieli infiniti si colorano di rosso, rosa, arancione e viola, con le montagne sullo sfondo che pian piano assumono le stesse tonalità. Le ragazze sono andate per i campi nelle prime ore del mattino, ma riesco a salutarle tutte quando tirnano per la colazione. Anche oggi me la prendo con calms, non avrò molti km da affrontare e immagino siano prevalentemente di pianura.
Per ritornare alla strada principale ho una decina di km di strada sterrata drittissima e noiosa come poche, con i trattori che mi passano velocemente accanto impolverandomi tutto. La route 72 non è poi così piatta come immaginavo, è leggermente indulata e risulta molto più interessante della strada di ieri, sebbene si tratti sempre di una strada di campagna. La prima vera attrazione che trovo sul cammino è la gola del fiume Waimakariri, che si è scavato con forza il letto tra la roccia. Sa un po' di Tanaro e di Tagliamento, con un letto enorme, pietroso e parzialmente secco, e qualche passaggio tra le colline argillose erose dall'acqua. Poco dopo la gola ritrovo lo svedese che avevo conosciuto nel rifugio del Rainbow Trail, ma stavolta è senza l'amico e sta per finire il viaggio... Belli questi incontri casuali!
La strada prosegue per la campagna, ma le montagne sono molto vicine e il paesaggio non è monotono, fino ad arrivare alla vera sorpresa del giorno, un'altra gola, quella del fiume Rakaia. La vallata si presenta all'improvviso, dopo una curva, cento metri più sotto: il fiume, dalle caratteristiche simili al Waikamariri, ha scavato proprio molto, tanto che per arrivare al letto del fiume c'è un disnivello importante. L'acqua del fiume è di un azzurro chiaro che non vedevo da parecchi giorni ed il brullo monte Hutt domina il paesaggio con la sua forma massiccia:una passegiata lungo il corso del fiume mi fa apprezzare ancora di più questo posto.
I seguenti km sono facili, lunghe strade dritte e pianeggianti, ma non noiose, circondate da bei campi verdi e montagne, fino al minuscolo centro abitato di Staveley, dove vengo ospitato da Clare, Brad e i due bambini. La famiglia segue il ritmo dei due pargoletti, che vanno a letto alle otto, seguiti a ruota dai genitori un'ora dopo... Un po' di riposo non fa che bene!







martedì 24 marzo 2015

Day 36: Culverden countryside - Oxford countryside, 110 km (24-mar)

Le grandi pianure del Canterbury

Nebbion da fogo la mattina! Pare di essere in Pianura Padana! Meno male che mentre colaziono con le lasagne della sera precedente la nebbia si dissipa per lasciare spazio ad un bel sole, di quelli belli che fanno sudare. Me la prendo con estrema calma, e quando parto sono ormai le undici, orario improbabile per cominciare una tappa, ma vista la piattezza della regione oggi non dovrebbero esserci problemi.
In effetti i primi km sono piatti piatti, poi il paesaggio si fa progressivamente piú secco, in stile Blenheim, ricompaiono i vigneti e pure le colline. Poca roba comunque, niente di difficile, e dopo un paio di paesetti fantasma, di quelli con un hotel in legno del XIX secolo e nient´altro, arrivo a Waikari, punto di arrivo di uno storico treno che passa per il Weka Pass. Il Weka Pass é affascinante, sulle collinette appaiono misteriosamente delle strane formazioni rocciose, di quelle che creano leggende, dalle forme bizzarre che possono essere interpretate in mille maniere. Dopo il passo, la strada per Waipara é in leggerissima discesa, ho vento a favore e per 8 km tengo una media assurda che sfiora i 50 km/h: eh, quando il vento e´ a favore, si sente!
A Waipara, circondata da vigneti, mi incrocio nuovamente con la trafficata Highway 1, che seguo solo per una decina di km, fino ad Amberley. Da questo paesotto di campagna riprende la Inland Road, che peró, a confronto con l´Inland Road di ieri, é una palla assoluta. Nei primi 26 km che mi separano da Rangiora ci saranno 5 curve; invece, nella strada che va da Rangiora a Oxford, ce ne saranno due! Mi metto le cuffiette, accendo il lettore mp3 e via di heavy metal, sennó rischio di addormentarmi e tirare dritto ad una delle poche curve!
Stasera sono ospitato da tre ragazze argentine, anche loro lavorano in una fattoria dispersa nella campagna, e trovare la loro casa regala le prime emozioni degli ultimi 70 km. E´ ancora piú in culandia della casa di Kateryna, ma arrivare fin qua mi piace: certo, dopo una settimana non mi piacerebbe piú... L´accoglienza é in classico stile latino, con loro mi trovo gran bene, ma questa é una costante degli argentini trovati lungo il cammino, e la loro compagnia mi riempie di allegria: mate e milanesa, poi, fanno il resto.


Lunghe strade dritte e le imponenti montagne sullo sfondo


Il ranocchio, una delle formazioni rocciose del Weka Pass


Cimitero di Rangiora


Pecorelle solitarie


Mucche curiose si avvicinano al pollo Paul


Day 35: Kaikoura - Culverden countryside, 125 km (23-mar)

La solitudine

Ha piovuto tutta notte, ma quando mi sveglio é tutto passato: rimangono comunque le nuvole, minacciose come sempre. Vabbé ormai sono a fine giro, chissenefrega! Se deve piovere, pioverá, ormai sono abituato. 
Invece, sembra che non peggiori, anche se la strada che scelgo, la desolata Inland Road a favore della strada della costa, va proprio in direzione delle nuvole. I primi km sono di campagna, qualche fattoria qua e la, grande balle di fieno, i soliti animali al pascolo, poi spariscono anche le poche fattorie, diventa tutto piú selvaggio e la strada comincia a salire. Beh, é piú un saliscendi, con pendenze abbastanza impegnative, ma si sale decisamente di piú che scendere. Non c´é nulla intorno a me, non passano neanche macchine, in un´ora ne vedo massimo dieci, la vegetazione cambia e gli alberi si fanno piú radi. Sembra che non abbia piovuto per parecchio tempo qua, meno male che passo io a portare un po´ di pioggia!
Tra canyon e montagne desolate verso il km 40 arriva la gran fame, ma come, di giá? Mi pongo come obiettivo pit stop la probabile cima della montagna, vicino alle piste di sci del monte Lyford, unico puntino nero sulla cartina al km 60, perché fermarmi troppo presto significherebbe raffreddare i muscoli e poi ricominciare la salita, facendo piú fatica. Vabbé, paranoie ciclistiche. Il puntino viene raggiunto con brontolii di stomaco vari, ed é proprio un puntino, un unico hotel. L´unica panchina della zona la uso come tavolo del banchetto, riso e fagioli e pane con semi-nutella regalatami da un francese questa mattina.
Dall´hotel é discesa, o falsopiano, fino al piccolo villaggio di Waiau, porta d´entrata alle vaste pianure di Canterbury. I 23 km che mi separano da Culverden sono proprio piatti, era da parecchio che non pedalavo per una distanza cosí lunga senza dover scalare nemmeno una collinetta. A Culverden, che non posso pronunciare senza sorridere e pensare ad una traduzione in italiano, mi incontro con Francisco, un peruviano contattato con Couchsurfing, con il quale passo un paio di orette: lui é da due anni in Nuova Zelanda, che ha passato lavorando sempre con capre e mucche, ma é ormai stufo di questa vita solitaria, passare da Lima a Culverden é una bella differenza!
Ormai a fine tappa, il sole fa finalmente capolino tra le nuvole, ed io mi avvio alla ricerca della casa di Kateryna, una ragazza ucraina che stasera mi ospiterá in una fattoria perduta nella campagna. E´ proprio perduta, ci metto 25 km per arrivarci, pedalando per strade solitarie, circondate da campi, sui quali fanno da sfondo delle belle montagne, devono essere le Southern Alps, ma non sono sicuro. Con la neve lo spettacolo dev´essere di tutt´altro effetto... Dopo tanto pedalare per strade dritte ed interminabili, incontro Kateryna in strada con la macchina, che evidente mi stava dando per disperso nel Nulla, ma ormai ero arrivato, e dopo un paio di km sono a casa sua. Con lei anche l´amica Lessia, pure lei ucraina, ricevere ospiti da queste parti dev´essere un gran evento! La loro ospitalitá é magnifica, tanto da far venire voglia di andare nel loro paese. Vengo subito messo ai fornelli, la cucina italiana dev´essere abbastanza apprezzata in Ucraina, e credo di aver mantenuto alta la fama del cuoco italiano con una quintalata di lasagne. La torta di mele e il gelato finali aggiungono infine una dolce e ulteriore nota positiva alla giornata!


La campagna intorno a Kaikoura


E all´improvviso appare un canyon...


Le montagne selvagge


Una bicicletta rurale...


Extreme??? Ma se ha piovuto per due giorni qua!



La campagna di Culverden e le amiche mucche

Day 34: Lake Elterwater - Kaikoura, 101 km (22-mar)

Foca Highway!

Credo di aver passato la prima notte in tenda senza il minimo segno di umidita´. Adoro questo clima secco e caldo. Purtroppo mi sveglio con le nuvole, ieri all´info point avevano detto che oggi avrebbe piovuto verso le due, quindi non mi meraviglio piú di tanto di trovare il cielo coperto. Mi sveglio presto, per evitare la probabile pioggia pomeridiana, e comincio a pedalare per una terra che pare molto meno bella di ieri: i raggi del sole del tardo pomeriggio avevano reso le colline secche che mi circondano ben piú interessanti di come sono adesso, grigie come il cielo.
Nel paesetto di Ward c´é la fiera tipica degli animali, la gente sta giá portando le bestie con macchine e camion, ma é ancora troppo presto e mi tocca saltare il grande evento. Un paio di collinette e arrivo al mare, ora la highway 1 seguirá quasi sempre la costa fino a Kaikoura, impossibile sbagliar strada, anche perché c´é solo questa, a sinistra il mare, a destra le montagne. Il Pacifico é selvaggio, lungo il cammino non si trovano villaggi, solo case sparse, mucche, pecore e poco altro. Il tempo grigio rende tutto piú triste, ma comunque affascinante, tra l´altro é lo stesso tempo che avevo trovato quando ero passato per di qua in autostop: destino vuole che io non possa vedere questa parte di costa est con il sole.
Ho vento contro, fatico parecchio, il Dio della Bicicletta ieri mi ha regalato del vento a favore, oggi si burla di me e me lo spedisce giusto in faccia: io vado avanti spingendo come un musso. Il viaggio si fa piú interessante quanto piú mi avvicino a Kaikoura, la costa si fa meno dritta ed appaiono le prime baie, e con esse appaiono anche piú case e baracchini che vendono... aragosta! L´aragosta é il piatto forte di qua, ogni baracchino la vende: Kaikoura, in maori, é l´unione di kai - cibo, e koura - aragosta, il crostaceo era quindi ben apprezzato secoli fa! Delle aragoste non me ne importa molto, ma sono molto piú interessanti le colonie di foche presenti nelle baie, sono ovunque! Centinaia di foche, e tantissimi cuccioli che giocano nelle pozze d´acqua tra le rocce, sono una meraviglia! Le prime foche sono una sorpresa, faccio un sacco di foto, poi man mano che avanzo ne vedo sempre di piú, fino a che mi abituo alla loro presenza a pochi metri dalla strada.
Le nuvole si fanno sempre piú minacciose, ma Kaikoura é vicina e la raggiungo a metá pomeriggio, senza aver ricevuto goccia alcuna. Mi piego alla volontá del tempo e me ne vado in ostello, non ho voglia di passare una notte bagnata. Lascio le mie cose in camerata e me ne vado in esplorazione della penisola di Kaikoura, piccolo lembo di terra famoso per gli avvistamenti delle balene, delle foche e per la vista incredibile delle montagne a ovest. Tra queste, vedo solo le foche, le balene non si presentano e le montagne sono coperte da svariati strati di nuvole, ma comunque mi godo la passeggiata nella penisola, le sue scogliere alte e il mare minaccioso.
Faccio in tempo ad andare al supermercato, comprare un po´ di cibo e tornare appena in tempo, poi, come previsto, comincia a piovere, ma almeno la giornata é salva. La serata in ostello comincia senza chissá che emozioni, sará la ormai allergia ai viaggiatori standard in questo paese, ma la situazione si evolve quando nella sala rimangono solo i lavoratori stagionali e qualche viaggiatore eletto. Tra di loro un tedesco ci delizia con il piano per un´oretta, con un repertorio di colonne sonore, dal Signore degli Anelli al Pirata dei Caraibi, poi é il mio turno alla chitarra, e infine, ed ovviamente, suoniamo insieme fino a tardi: mi mancava una bella serata musicale, per questa volta stare in ostello ne e´ valsa la pena!



La colazione del campione, cous cous, curry e frutta secca! Gnam!


La east coast


Pollo Paul VS Aragosta Gigante, chi vincerá???


La foca Higway!


Kaikoura Peninsula


Giocherelloni cuccioli di foca

lunedì 23 marzo 2015

Day 33: Whatamango Bay - Lake Elterwater, 98 km (21-mar)

Fiordi, vino e deserto

Che umidità stanotte, non ha piovuto e la tenda è completamente bagnata, e visto che sono in mezzo alle collinette dei fiordi il sole non me la può neanche asciugare. Vabbè, impacchetto tutto e parto, ma uff uff, che fatica, uff, la strada comincia subito in salita, e che salita... Quasi quasi torno indietro e mi faccio la strada normale per Blenheim, non questa costiera... La vista dei fiordi dall'alto mi fa però subito cambiare idea, che spettacolo.
La collina mi porta al versante dell'Oceano Pacifico dei fiordi (prima davano più sullo stretto di Wellington), e dalla cima si ha una visuale ampia, fino al punto in cui i fiordi terminano per lasciare spazio solo al mare. Da qua sono trenta km di sofferenza e felicità. Ad ogni piccola baia la strada scende a livello mare, per poi impennarsi nuovamente con pendenze proibitive, su una strada sterrata che mi fa dannare: che spettacolo però, questa è una delle più belle strade mai pedalate in questo giro! Ogni baia è stupenda, dalle più piccole a quelle più grandi, e la strada che le unisce offre panorami mozzafiato (il fiato mozzato ce l'ho comunque per la difficoltà ad andare avanti), il tutto baciato da un sole brillante come non mai.
L'ultima collinetta mi regala la vista sulla lunga spiaggua di Rarangi e soprattutto sui suoi vigneti, ordinati in file lunghissime che ben si apprezzano dall'alto. Al scendere a livello mare mi imbatto su un cesto pieno di pesche lasciato a bordo strada, indicante "free peaches": impossibile non approfittare di questo dono caduto dal cielo, me ne mangio subito 5-6...
La strada per Blenheim è pianeggiante ed attorniata da vigneti, che donano un pò di verde ad un'area che altimenti sarebbe secca e arida, come le montagne che la circondano. Che strano, solo 10 km fa ero in una zona verdeggiante e relativamente fresca, qua invece fa proprio un bel caldo! A Blenheim ci rimango pochissimo, giusto il tempo per fare la spesa e incontrare un ciclista tedesco che avevo incontrato sulla colluna di Takaka: riconosco il posto dove feci autostop tre mesi fa, anche allor c'era lo stesso caldo. Ricordo pure che appena dopo Blenheim c'era una collina arida e pendente, e in effetti c'è ancora, non si è mossa nel frattempo (ma va???). Fa un caldo cane, sono in mezzo al deserto, non cresce niente qua, qualche alberello piccolino e niente più, è incredibile che sia così secco. 
Dopo la collinetta il paesaggio diventa ondulato, con le gialle colline intervallate dal verde dei vigneti, fino ad arrivare a Sutton, con un bel vento a favore icarico la borraccia e poi riparto per il sud, ancora non so bene dove: sembra di essere in Sicilia centrale con questo tempo, c'è il nulla intorno, mi ricorda il paesaggio intorno ad Enna.
Ad un certpunto arrivo al piccolo lake Elterwater, so che si puo' campeggiare aggratis e butto la tenda, tira vento e in quattro e quattr'otto è  bella che asciutta. La notte è stellatissima, e mi addormento soddisfatto, conscio di aver terminato una delle piu' belle tappe dell'intero viaggio.



Na fatica per andar su, ma i polli sono soddisfatti


Una baia a caso...


Robin Hood Bay (si chiama proprio così!)


Il pollo Pablo non vede l'ora di aomssaggiare quel vino


Il deserto...


Il pollo Paul ha la gola secca...


Deserto e vigneti


Day 32: Nelson - Whatamango Bay, 108 km (20-mar)

Verso i fiordi del nord

La soleggiata Nelson oggi è nuvolosa, contro ogni previsione. Ovvio, sarà la nuvola maledetta che mi segue... I primi km della giornata sono di pista ciclabile, questa città mi piace proprio, è pure bike-friendly! Seguo la costa per una decina di km, poi la strada vira verso l'interno, e comincia a salire, su per una montagna coperta di pini: il traffico è abbastanza pesante, soprattutto con camion che trasportano i tronchi di quei pini... La salita non scherza mica, è lunghetta, e quando arriva finalmente la discesa non è altro che una burla, e su di nuovo. In queste strade solitarie passa un altro collega ciclista, che mi esprime i suoi dubbi riguardo la bontà della sua direzione: incrocia solo ciclisti che vanno verso l'altro senso, e si chiede se per caso lui sbaglia e troverà tutti i venti contro... Mah, anch'io trovo quasi solamente ciclisti nell'altra direzione, ma è ovvio, è più facile incrociarne che raggiungerne, non se n'è ancora reso conto??
Dopo qualche su e giù arrivo a valle, attraverso paesetti incredibili come Rai Valley, nati così per caso credo, e che vivono di non so che: hanno il meccanico, la memorial hall, la scuola, il bar, questo ha pure un 4 Square supermarket... Ogni tanto penso a Twizel come una metropoli! Dopo qualche km pedalo sopra il Pelorus Bridge, che supera l'omonimo bel fiume, scelto per alcune riprese del Signore degli Anelli e lo Hobbit. Altra valle, appunto quella del Pelorus, esce il sole e arrivo finalmente alla regione dei fiordi del nord. C'è bassa marea, quindi i primi km sembrano un gran pantano. La porta ai fiordi è il paesino di Havelock, che orgogliosamente annuncia di essere la capitale mondiale delle cozze verdi: credo che nessun'altra cittadina al mondo abbia tra l'altro mai contestato il prestigioso primato.
La strada che costeggia i fiordi è la Queen Charlotte Drive, ed è stupenda! È ondulata, ma certe salite si fanno con immenso piacere. Sembra di essere in Dalmazia, tranne che le isole sono sostituite da penisole, ma lo spettacolo è simile. Certo, le montagne non sono così imponenti come quelle dei fiordi del sud o della Norvegia (beh di questa lo posso solo supporre...), ma me ne innamoro.Tante piccole baie ed insenature mettono alla prova le mie (dubbie) qualità di fotografo, inoltre il sole del tardo pomeriggio illumina tutto con una luce speciale. Sono 30 km di gioia per occhi e cuore, fino all'arrivo alla città di Picton, arrivo e partenza dei traghetti per Wellington. La riconosco, ci sono già stato tre mesi e mezzo fa, ebbi un passaggio in autostop senza dover neanche mettere fuori il dito! Nel porto giganteggia un'enorme nave da crociera, circondata da montagne di tronchi tagliati, per i quali Idefix verserebbe ettoliti di lacrime.
A Picton ci rimango giusto il tempi per rifornirmi della mia droga preferita, le arachidi, oggi combinate con quadratini di caramello in offerta... Gli ultimi 10 km seguono ancora i fiordi fino alla Whatamango Bay, dove colloco la tenda nel campeggio DOC. C'è il solito weka che gironzola, nascondo bene il cibo questa volta, ma anche tante anatre e quegli scemi uccelli-galline blu. Stanotte mi sa che farà umido, meglio vestirsi per bene.



Una terribile cassetta delle lettere vuole mangiarsi i miei polli!


Colline iniziali


Pelorous river


Ho sempre sognato di andare nella capitale mondiale delle cozze verdi


Polli ai fiordi





Modesta barchetta....


Che robetta eh...