In the Fiordland!
Ogni volta che mi aspetta una tappa impegnativa, dormo poco. E non perchè sono agitato, è che spesso trovo belle persone e quindi rimango sveglio fino a tardi per sfruttare la compagnia... La mattina, dopo colazione, Michele monta sulla moto, io inforco la bicicletta, e vado al centro informazioni appena aperto: al Milford Sound non si può fare camping selvaggio, danno multe da 200 dollari, e la sera prima ho controllato, nessuno spazio disponibile in nessun posto (non che ce ne siano molti...), neanche per le tende. Penso a possibili piani B, C e D, ma sono fortunato, in ostello hanno cancellato una prenotazione e c'è un letto libero: penso che sia la prima volta dopo 10 anni che prenoto una sistemazione... Poi con Michele andiamo a bere un caffè nel bar di Matteo, veronese che ha vissuto a 100 mt da me (e io non l'ho mai visto). Il mondo si riconferma piccolissimo. Michele, che ama le due ruote ma motorizzate, parte in direzione Wanaka, per me oggi c'è il Milford Sound, il fiordo più famoso della Nuova Zelanda.
I metereologi, che avevano predetto pioggia, hanno fortunatamente sbagliato, ma c'è comunque un sacco di vento, proveniente proprio dai fiordi. Faccio fatica, va meglio degli altri giorni, la gamba ci sta prendendo gusto a pedalare, ma pagherò dazio nel pomeriggio. I primi 20 km sono di campagna, un po' ondulati ma nulla di che, ed ogni tanto ricompare il lago sulla mia sinistra. In lontananza si intravedono le entrate alle valli, circondate da alte montagne, alcune delle quali appaiono cariche di pioggia: quale sarà la mia? Speriamo di imboccare quella con il sole!
La fortuna mi accompagna, e dopo qualche collinetta comincio a seguire un fiume che porta ad un'ampia valle, abbastanza piatta e con due muri di roccia ai lati. La strada è bella, soprattutto quando si entra nelle rigogliose foreste, che riparano dal vento e regalano un po' di frescume. Ci sono parecchie macchine e bus in giro, tutti turisti che vanno al fiordo, ma è meglio di quanto mi raccontavano, mi sorpassano educatamente e mi aspettano in salita.
I km vengono segnati dal passare dei campeggi del DOC, la vallata è parecchio lunga, e poco dopo i Mirror Lakes, due pozze d'acqua dove si riflettono perfettamente le montagne, mi fermo per mangiare: sono a metà, mancano 60 km e ci sarà della vera salita. Che comicerà poco dopo...
Le prime rampe, abbastanza semplici, mi portano all'altezza del lake Gunn, che assomiglia ai nostri laghi alpini, e poi a The Divide, il passo più basso delle Southern Alps, appena 550 mt. Da qua partono vari sentieri famosi, il Routeborn, il Greenstone e poco più avanti l'Hollyford, vorrei farli tutti, ma per ora cè la bici. La strada scende in picchiata, si aprono visioni spettacolari sulla vallata dell'Hollyford e sulle montagne, alcune cariche di ghiaccio. Mancano 40 km al fiordo, penso che ormai la salita sia finita, ma non sarà così. Si sale ancora, davanti a me si ripresentano montagne che non paiono avere nessun passo valicabile, il vento ricomincia a soffiare con più intensità e io comincio ad essere stanco ed assetato. L'acqua è finita, qua intorno ci sono un sacco di ruscelli, mi sa che farò rifornimento li... Due camper con degli asiatici si ferma giusto vicino a me, ne approfitto e chiedo a loro, che gentilmente offrono. Poi, poco dopo, sento chiamarr il mio nome da una macchina, sono Jan e Diana, hanno preferito andare al fiordo in autostop! Mi regalano dei gustosi gigabiscotti al cocco e mandorle e, sfamato e abbeverato, ricomincio a pedalare: la fatica rimane.
Mi avvicino sempre più a quella che sembra la fine delle montagne, che formano una specie di muro a corona intorno a me, ed in effetti non c'è nessun passo, solo un oscuro buco di un km e mezzo che passa in mezzo alla montagna, il famoso Homer Tunnel, a corsia unica controllata da un semaforo, poco illuminato e con una pendenza del 10% (che io farò in discesa): costruito negli anni 30, pare sia rimasto com'era a quell'epoca. Attraversarlo è degno di Gardaland, oscuro, umido, freddo e tenebroso. Il paesaggio dall'altra parte invece è puro spettacolo, con gigantesche pareti di roccia e dei tornanti che sanno di Stelvio.
Mi aspettano 20 km di discesa velocissima, domani soffrirò su questa salita, attraverso una foresta semi pluviale con numerosi ponti per guadare ruscelli pieni d'acqua: una sola sosta per una visita a delle cascate ed in un batter d'occhio arrivo al fiordo. Beh, in verità all'ostello, dove ne approfitto per stravaccarmi sul letto per 10 minuti. Oggi è stata dura, domani lo sarà di più. Poi, arrivo finalmente dove la terra incontra il mare, entrato così in profondità da sembrare um enorme e lungo lago. È come me lo sarei immaginato: nonostante la giornata soleggiata, le nuvole lo velano con un alone di mistero e grande fascino, con le cascate che cadono a piccco nel mare e il vento che agita le onde. Tanta bellezza di madre natura. Sarebbe bello partecipare ad una crociera, ma è troppo tardi, e forse è meglio così.
Torno all'affollato ostello per un'interminabile doccia calda che mi fa pure sentire in colpa, e per una cena a base di disgtosi liofilizzati asiatici, ma avevo voglia di un brodino e questo era il meglio che avevo. Mi butto sul free tea, e mi isolo dal resto del mondo: i soliti turisti uniformati, stessi vestiti, stessi programmi, stesse storie. Meglio la compagnia del pollo Paul e del pollo Pablo!
Si parte costeggiando il lago
Mirror Lakes
Lake Gunn
Appena dopo The Divide
La strada si nasconde tra le montagne...
...e poi sbuca dall'altra parte del tunnel...
...per raggiungere infine il Milford Sound!
La mattina piove, ma era previsto. Sulla lavagna c'è scritto "there's no rainbow without the rain"... Verissimo, ma faccio anche a meno dell'arcobaleno. Comunque non fa troppo freddo, ci saranno 13-14 gradi, ho passato di peggio. Dopo la super colazione - mi aspettano subito 20 km di salita arcigna - gironzolo nel parcheggio per un paio di foto, con tutta questa pioggia sono comparse dal nulla un sacco di cascate che cadono a picco dalle montagne; in più, zampetta felice anche un strano uccello il waka... Ma il kiwi lo vedrò mai?
Parto con il morale non proprio alle stelle, ma nonostante il clima umido il mio cuore si riempe di meraviglia e gioia ad ogni pedalata. Ci sono cascate ovunque! E ieri non c'erano! Pedalo letteralmente tra due mura di roccia ed acqua, che spettacolo... La salita è dura, ma vista la fatica ho quasi caldo, e la pioggia la dimentico guardando lo spettacolo. Arrivo finalmente all'Homer Tunnel, dove faccio autostop per passare dall'altra parte della montagna: impossibile fare un km e mezzo al 10% in tre minuti.
La mia speranza di trovare il sole dall'altra parte resterà per sempre solo una speranza, infatti piove, e forse ancor più di prima. La discesa è tosta, io sono bagnato e con la velocità fa gran freddo, stavolta neanche il paesaggio dostoglie il mio pensiero dalla situaazione climatica. Mi fermo al casotto del passo per 45 minuti, tremante e infreddolito, mangiando pane e marmellata per tirarmi su di morale: mancano 90 km e l'idea di farli tutti sotto la pioggia non mi piace. La pioggia non cessa di cadere, ma parto lo stesso, non si può aspettare per sempre.
La mia forza di volontà viene premiata con dei raggi di sole che fanno capolino tra le nuvole, e che dopo pochi minuti prendono definitivamente il loro posto. Evviva! Poi è tutto facile, la strada la conosco di già e la giornata passa via come l'olio. Nel cammino incontro una coppia di australiani che mi regalano una tazza di caffè (mi avevano visto mentre salivo con la pioggia) e incontro nuovamente il polacco Janek, conosciuto una settimana fa.
Il post più emozionante che tu abbia mai scritto. Grandissimo
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