sabato 28 febbraio 2015

Day 17: Lake Paringa - Fox Glacier: 84 km (28-feb)

E cominciò a piovere...

Tic... Tic... Tic... Sono le quattro di mattina, la pioggia mi sveglia... Ma va a... Ore sette: piove ancora. Poche goccie, ma guardando il cielo capisco che non c'è nessuna speranza per oggi: sarà pioggia. Questa regione si chiama Westland, potevano risparmiarsi una S e chiamarla Wetland. Eh vabbè, si pedala lo stesso.
E io che posso raccontarvi? Intorno a me ci sono montagne e colline verdeggianti, ma io le vedo a tratti, è tutto coperto da nuvole. Ritornano le pecore e le mucche, la costa non la vedo, la strada è un susseguirsi di piccolo ponticelli che superano i torrenti: ci credo, con tutta quest'acqua è pieno di ruscelli... A distanza di pochi km incontro una coppia di donzelle cicliste statunitensi dal morale basso come le nuvole, poi è il turno della tedesca Anna, ancor più demoralizzata. Allegria! Io canto sotto la pioggia.
Improvvisamente, la pioggia cessa quando la strada costeggia la Bruce Bay, che mi ricorda qualche spiaggia sperduta in Ecuador, piena di tronchi arenati sulla sabbia e gli alti alberi che rendono quasi inacessibile l'entrata nella foresta che si affaccia sul mare. Molto affascinante. I turisti qua hanno ammucchiato un sacco di sassi bianchi sui quali hanno scritto vari messaggi: il top è quello di un viaggiatore disperato che in caratteri cubitali ha scritto SANDFLIES MUST DIE. Ha ragione: la loro utlità nel sistema animale è certamente molto dubbia.
Poi è ancora pioggia, alberi, strada dritta e qualche collinetta fino al Fox Glacier: non mi fermo mai, se non per mangiare delle more, non intendo prendere altra pioggia.
A Fox c'è fortunatamente qualcuno che mi ospita, l'argentina Ornella. Devo aspettare un paio di orette prima di incontrarla e ne approfitto per andare a vedere il ghiacciaio (grazie ad una miracolosa tregua della pioggia), uno dei ghiacciai più vicini al mare dell'intero pianeta. Il sentiero per arrivarci attraversa la fitta foresta pluviale, poi improvvisamente sbuca nell'ampia vallata erosa violentemente dal ghiaccio. Si sale ancora un pò, si capisce tristemente che solo qualche anno fa il ghiacciaio arrivava molto più in basso. Le temperature su sono alzate negli ultimi anni e ciao ciao ghiacciaio: se si usasse di più la bici, per esempio, magari adesso il Fox Glacier sarebbe qualche metro più in basso. Infine, lo vedo: beh, è certamente un bello spettacolo, ma mi aspettavo qualcosa di meglio, quello dall'altro lato del Mount Cook mi era piaciuto molto di più... Sarà il tempo grigio...
Finalmente incontro Ornella, che da buona argentina mi offre un buon mate, non potevo che chiedere di meglio. Purtroppo stiamo assieme fino alle 5, poi lei deve lavorare: è da due anni e mezzo che vive in questo paesino di 300 anime: io, per la sola pioggia, sarei scappato dopo un mese. Per il resto della giornata osservo dalla finestra la pioggia che cade incessantemente, sorseggiando the e ingurgitando mmmmm...noodles! Che bontà! Poi serata al bar dove lavora Ornella con la comunità argentina, son tutti qua!
Domani pioverà ancora, non è bello andare a letto con queste certezze!


Mucche in posizione di difesa!


Dovete morire tutte maledetteeeee!!


Wild beach


Miiii che piccolo che e' diventato!


E dietro c'e' il ghiacciaio...

Day 16: Pleasant Flat - Lake Paringa, 97 km (27-feb)

Ma le pecore dove son finite?

Questo è la domanda di fine serata, alla quale non ho ancora trovato risposta: è da dopo Wanaka che praticamente non ci sono pecore, non amano l'aria di montagna o la west coast? Mah...
Il sole splende, ho caldo già nelle prime ore del mattino, si comincia bene. Seguo ancora il fiume Haast, che si fa man mano più grande all'avvicinarmi alla costa: inoltre, le montagne si abbassano progressivamente, il paesaggio si fa più agricolo e la vegetazione diventa quella tipica da foresta pluviale, rigogliosa come non mai in questo viaggio. Non c'è nulla intorno a me, ed è quasi ovvio: la strada dal lago Paringa all'Haast Pass è stata costruita nel 1963, prima i collegamenti erano in canoa e attraverso i sentieri maori tra i monti.
Poco prima di arrivare alla costa faccio una sosta nell'unico centro abitato della zona, Haast, 300 abitanti, una stazione di servizio, qualche alberghetto, due ristoranti, un supermercato dai prezzi ridicolosamente alti e un baracchino che vende Whitebait fritto, un pescetto piccolino. Li vicino c'è il centro informazioni, nel quale leggo il bollettino meteo dei prossimi giorni: acqua per quasi tutta la settimana. Che cul! Benvenuto nella west coast!
La mia entrata in sta benedetta west coast avviene attraversando il lungo ponte sul fiume Haast, poi è strada dritta e piatta per venti km, con la foresta pluviale che mi circonda. Ogni tanto vedo il mare, poi la strada si avvicina e lo posso finalmente andare a salutare: è abbastanza selvaggio, la vegetazione arriva fino alla spiaggia, peccato per i cinesi che arrivano al punto panoramico in massa con le loro macchinete fotografiche in modalità mitragliatrice, sennò avrei prolungato la mia sosta in spiaggia per più tempo. Ah no, c'erano anche le sanguisughe sandflies, via via!
Subito dopo la Tauperikaka Beach, questo il nome della spiaggia, la strada comincia a salire ripida ripida, cavolo sembra di essere in Liguria, beh, senza i pini marittimi ma con felci ed altri alberi sconosciuti! Gli scorci sulle scogliere coperte da vegetazione valgono i litri di sudore impregnati nella maglietta, poi finalmente comincia la discesa. Gli automobilisti sono troppo veloci e non li vedono, ma io che dono lento sì: sono i cespugli di more, e io me ne faccio una gigascorpacciata! Poi incontro un ciclista alaskiano (cioè dall'Alaska!) di quasi settant'anni: la prova vivente cha bicicletta non ha età!
Gli ultimi venti km son vita facile, è quasi puanura, costeggio prima il lago Moeraki e infine arrivo al lago Paringa, destinazione finale della giornata. L'acqua è invitante e mi ci butto dentro, chi se ne frega se poi i sandflies mi mangeranno, mi cospargerò di repellente. Arrivano anche due messicani al campeggio, Javier e Jorge, intabarrati come talebani per non essere mangiati vivi. Ovviamente il gruppo latino si forma, e la serata termina con una fogata del cileno Sergio, che con il suo ukulele ci regala un sottofondo musicale tutto latino, più due austriache e un tedesco, incredibilmente sociali per essere crucchi! Il cielo è incredibilmente stellato... Che le previsioni del tempo per domani siano errate???


Fiume Haast


Un altro fiumicello all'incontro col mare


Il pollo Paul prima di buttarsi in acqua dai 300 mt


All'orlo del precipizio


Lake Moeraki

Day 15: Wanaka - Pleasant Flat, 96 km (26-feb)

Il giro di boa

Oggi c'è il giro di boa del viaggio, siamo più o meno a metà, lascerò l'interiore dell'isola per dirigermi alla West Coast, poi sempre più a nord fino a Nelson. Qualche  preoccupazione c'è: i racconti degli altri ciclisti incontrati durante il viaggio narrano di pioggia a secchiate e fastidiosi moscerini mordenti, i terribili sandflies, già sperimentati ai Mavora Lakes. Vedremo come andrà.
Intanto oggi il sole splende come non mai, fa decisamente freschetto ma finalmente posso vedere il lago Wanaka in tutta la sua bellezza. Parto tardi, tanto oggi si campeggia, ed è meglio così, perchè il sole riscalda un po' l'aria frizzantina da montagna. Fuori Wanaka c'è il Puzzling World, invaso da cinesi: sarà pure bello, ma sprecare una giornata così al chiuso è da matti. I primi km, ondulati, servono per raggiungere l'altro lago vicino a Wanaka, il lago Hawea: una costante dei laghi qua è che son tutti veramente fighi, e questo lo è particolarmente, sarà il sole di oggi che rende tutto più bello. La strada segue la costa sinistra del lago Hawea, che è piatta come la schiena di un cammello, ma almeno, quandi si raggiunge la cime di ste collinette assassine, la vista ripaga gli sforzi fatti. Su una di queste collinette incontro prima Rex, un anziano kiwi in bici, e poi Britney, solitaria canadese che fa il giro  della Nuova Zelanda, la prima ragazza che ho conosciuto in questo viaggio che lo fa da sola, brava!
Dal lago Hawea si ripassa nuovamente al Wanaka, sponda destra: in questo viaggio sono sballottato da un lago all'altro! Finito il lago c'è un pò di pianura, si segue un fiume che ha un letto decisamente gigantesco e pietroso, sono quasi certo che hanno girato qualche scena del Signore degli Anelli qua in giro. Poi, pian piano, superato il minuscolo abitato di Makarora (quattro casette, un bar e un ufficio informazioni), la strada comincia a salire piano piano, l'Haast Pass - il più basso delle Alpi di qua - è vicino. Lungo la strada d'obbligo è la sosta alle Blue Pool, un fiumiciattolo dal bel colore azzurro con delle pozze profonde e limpide che si possono ammirare da un ponticello dondolante: per fare un paio di foto vengo assalito da mezzo millllione di sandflies, maledetti, non ci si può fermare 10 secondi che sti vampiri ti si attaccano addosso...
Fuggo dai sandflies in sella alla bicicletta Kiwi, come dice Damiano "se vai a più di 3-4 km all'ora non si attaccano". La strada su impenna, ma sono solo un paio di km un po' duretti, ed il passo è conquistato! Da li comincia una veloce discesa che mi godo come non mai, un paio di cascate carine, una curva e sbaaam! Davanti a me si presenta una montagna con un pezzo di ghiaccio enorme attaccato in cima, che bella sorpresa! Io sono arrivato, sono al campeggio di Pleasant Flat, una zona pianeggiante cin il fiume Haast a lato e la suddetta montagna a far da sfondo, con il ghiacciaio che assume tonalità rosa grazie al tramonto. Bel posto per dormire, solita invasione franco-tedesca, c'è anche il ciclista Grant che a Milford ha preferito prendere il bus (tzzz); se non fosse per i sandflies sarebbe perfetto!


Puzzling World!


Lake Hawea e polli sorpresi


Il pollo Paul prima di essere attaccato dalle bastarde sandflies alle blue pools


L'Haast Pass


Il monte Rosa... ehm...

Wanaka - Giorno di riposo, 40 km (25-feb)

Ed infine il giorno di riposo - vero questa volta - arrivò. Sveglia senza orario, colazione senza pasta, giro al supermercato, un'oretta in biblioteca, tutto molto easy. Fuori è pure nuvoloso e non viene voglia di fare niente: insomma dopo tutti sti giorni in bicicletta bisogna pur fare una pausa no? Poi però mi vengono i sensi di colpa del turista atleta: "non vorrai mica lasciare Wanaka senza aver visitato niente, neanche una piccola camminata?" - questa è la vocina malefica che si infiltra nel cervello e alla quale non posso non far caso.
E allora un piccolo giro me lo concedo. Sulla costa del grande lago Wanaka, che c'ha una forma assai strana e piena di pretuberanze peninsulari, c'è un bel percorso sterrato, che va su e giù, regalando delle bei panorami del lago; peccato il tempo grigio, con il sole devessere fenomenale. Destinazione finale il piccolo lake Diamond, una poccia vicino ai monti, giro circolare dello specchio d'acqua e poi via, di ritorno a Wanaka. Una quarantina di km sono più che sufficienti in un giorno di relax. Al New World, il supermercato, c'è internet aggratis per 90 minuti, ne apprifitto un po' e poi casuccia, a fare il casalingo con minestrina e cous cous e programma di viaggi sull'Italia da guardare con Susan per un'oretta.
Che giornata emozionante eh!


Wanaka Lake e albero solitario


Solitudine


Ma se sbaglio curva, vado giu' dritto eh!


Attenzione alle anatre e ai polli!

martedì 24 febbraio 2015

Day 14: Queenstown - Wanaka, 80 km (24-feb)

Da lago a lago

Terminati i giorni di "riposo" a Queenstown, che non sono stati per nulla di riposo, giunge l'ora di spostarsi nuovamente, verso Wanaka, la "sorella minore" di Queenstown. La notte ha piovuto, ma mi sveglio la mattina con il sole e qualche nuvoletta qua e la, meno male!
La giornata esordisce con un mega hamburger vegetariano, con falafel e altre salsine, a Ferburger, il posto dove lavora Vale e dove in teoria si prepara l'hamburger più buono della Nuova Zelanda (se non del mondo). Insomma, non solo gli occhi devono essere soddisfatti durante il viaggio, anche la pancia! Comunque, c'è già la coda per ordinare alle nove e mezza di mattina, che roba... Il Ben Laden, questo il nome del paninazzo, è decisamente grande e merita un sacco, ottimo combustibile per la giornata!
All'inizio tutto facile, seguo la strada principale per una quindicina di km, un po' troppo trafficati, fino al piccolo lago Hayes, dove devio per la storica cittadina di Arrowtown. Si notano i primi vigneti, sono vicino alla Gibbston Valley, famosa per il suo buon vino (che un effetti non è niente male!). Arrowtown è stata fondata, come molti paesini qua, durante la frenetica ricerca dell'oro nella seconda metà dell'ottocento, e il suo centro storico è rimasto più o meno come a quel tempo, con edifici in legno stile western, solo che adesso sembrano molto falsi (pare di essere al villaggio dei cowboys di Gardaland) e ospitano negozietti turistici. Tutto invaso da centinaia di turisti cinesi! Cinesi che qua vicino avevano fondato un insediamento, separato dalla cittadina (mah, si vogliono sempre isolare??), nel quale si possono ancora vedere le minuscole ed umili abitazioni dove vivevano per poi andare in ricerca dell'oro. Comunque, un po' una delusione sta cittadina, troppo turistica, meno male che è situata in una bella posizione, a ridosso delle montagne.
Montagne che ben presto mi ritovo ad affrontare. E non sarà facile. All'incrocio per Cardrona e la Crown Range c'è indicato il passo a 1050 mt, che non è tanto, ma sarà duro. La strada comincia a salire subito cattiva, i tornanti si susseguono facendomi prendere quota rapidamente. Sudo un sacco, faccio fuori la prima bottiglia in un attimo. La vista sulla vallata aiuta a salire, i turisti che scendono in auto anchr, molti mi salutano e mi incitano, wow, sarà come al giro della Nuova Zelanda? Esisterà? La strada mi concede una pausa di falsopiano per due km, poi ricomincia il muro, la vegetazione sparisce e io metto i rapporti più bassi, uff uff... Fino ad arrivare all'inaspettato passo! Ma come, già arrivato??? Eh di, praticamente - me ne accorgerò dopo - ho preso la montagna dalla parte più ripida, l'altro versante andava su tranquillo e regolare! Mah, meglio così!
La discesa attraversa una stretta e brulla vallata per i primi km, poi è tutto falsopuano per svarati km, in mezzo al nulla. La discesa non me la godo neanche, ho vento contro e mi tocca pedalare mannaggia! Il primo segno di vita umana lo si trova a Cardrona, altro mini villaggio dall'epoca dell'oro, c'è un hotel originale molto carino (un istituzione ai quei tempi, soprattutto per via del colorito proprietario che decideva se i clienti potevano bere o no, a seconda di quanta strada dovevano affrontare) ed un altro paio di edifici antichi. Un paio di km dopo, ina staccionata con un centinaio di reggiseni appesi. Perchè?????? Sapevano forse che stavo arrivando?
Poi è tutto facile, pianura fino a Wanaka, che è podizionata di fronte ad un bel lago circondato da montagne, tra le quali il Mt Aspiring, tra i più alti della Nuova Zelanda e che purtoppo non vedo per via delle nuvole. L'aria è decisamente rilassata, vado a casa della sinpatica Susan, che mi ospita, scopro la sua passione per i lavori manuali con la stoffa, e poi me ne gironzolo per il paesino, mangiando la mia droga preferita, le arachidi, di fronte al lago.
La giornata termina con un film al cinema, che lusso eh?? Il cinema Paradiso mi era stato consigliato da Paolo ed in effetti vale la pena, non ci sono i normali posti a sedere dei cinema, ma divani e poltrone sulle quali stravaccarsi ciomodamente! Ed in più preparano dei deliziosi biscottini! Lo Hobbit non è in programma, e ripiego su Wild, storia di una tipa che si fa il sentiero della west coast statunitense a piedi... Insomma, son sempre in mezzo ai viaggi!



Il Beb Laden!


Le minuscole case cinesi, ad altezza pollo!


I primi tornanti


E la brulla discesa


Lo storico Cardrona Hotel


Quando passo, succede sempre questo...

lunedì 23 febbraio 2015

Il riposo a Queenstown - Skippers Canyon 60 km (22 & 23-feb)

Queenstown

E finalmente due giorni di riposo. Che alla fine di riposo non sono stati, ma psicoligicamente è stato un bene fermarsi due giorni a Queenstown. La casa di Richard e Leanne è un sogno e il tempo è dei migliori, sole e caldo, il top per godere al meglio della cittadina, del lago e le sue montagne.
Queenstown brulica di vita giovane, turisti da tutto il mondo che vengono qua per provare qualche sport estremo - bungee jumping, canyoning, mtb downhill, parapendio, moto d'acqua, deltaplano, canapy.... - e divertirsi nei numerosi locali della città. Io me la faccio sotto per queste cose e quindi per il primo giorno decido di... Pedalare! Eh si, proprio un bel riposo dalla bicicletta mi prendo!
Tra le varie opzioni, Moke Lake, Glenorchy, Gibbston Valley, la spunta lo Skyppers Canyon, che dalle foto nei volantini sembra spettacolare, anche se pare abbastanza remoto e difficile da raggiungere. Tanto meglio ci saranno meno macchine. La strada per raggiungere il canyon è piacevole, si passa per gole con acquacristallina e si seguono delle piccole valli, ma soprattutto si sale, e che salita! Meno male che non ho le borse con me, sennò faticherei molto di più: la vista che si gode dalla strada ripaga lo sforzo fatto. All'incrocio per lo Skippers Canyon la strada diventa sterrata, e un minaccioso cartello avverte sulle condizioni del cammino, definendolo pericoloso. Wow dev'essere una figata allora, tra l'altro era la stessa strada che usavano i cercatori d'oro 100 anni fa. Superata la montagna, la strada comincia a scendere per un cammino sconnesso, largo appena per due macchine (forse, e non sempre), montagna da un lato e canyon nell'altro. Tutto molto selvaggio, sembra proprio di essere nell'epoca dellla ricerca dell'oro! Devo impegnarmi a scendere, le mie doti da discesista non sono granchè, quelle da mountain biker ancora peggio, ma mi diverto un mondo! Poi, finalmente, arrivo al vero canyon, con il fiume argentato in basso, tra due pareti di roccia scavate in migliaia di anni. La strada lo segue fino ad arrivare alla riva, sassi bianchi ed acqua azzurro chiaro. Mi superano un paio di furgoncini, vederli passare per questa strada mi ha ricordato el camino de la muerte in Bolivia, questi qua trasportano turisti che li vicino cominceranno il tour in kayak per il fiume. Dev'essere spettacolare. Io seguo la strada per una trentina di km, mi godo la vista vicino un antico ponte sospesi, poi faccio dietrofront, non voglio fare troppi km oggi. La prima parte del ritorno è difficile, pura salita in sterrato, polvere e sudore, poi sfreccio ai 60 km all'ora per raggiungere Queenstown. Con Vale mi metto d'accordo per la camminata di domani, faccio sistemare il deragliatore della bici, che faceva strani scherzi da due giorni (e che viene gentilmente sistemato aggratis), poi mi dedico alla cucina per Richard e Leanne: la serata termina con melanzane alla parmigiana e pomodori ripieni, non male direi!
Il giorno dopo si cammina finalmente! L'obiettivo, il monte dietro Queenstown, dal quale si gode un ottima vista sul lago e sulla città. Si comincia benissimo con un mate da Vale, che vive in una casa meravigliosa di fronte al lago, tanta invidia! Passando per la città incontro nuovamente il polacco Yanek (mi sa che lo ritroverò sulla west coast...), poi cominciamo a salire per una ripida collina, centro degli sport estremi di Queenstown, con canapy tra gli alti alberi del bosco, mtb da discese rapidissime, carretti a sfera (!), e parapendio, il tutto raggiungibile con una comoda seggiovia chiamata gondola (ah beh...). La passeggiata nel bosco è piacevole, Vale è un'ottima compagna di camminate, avevo proprio voglia di incontrarmi nuovamente con lei, è una buona amica e mi era dispiaciuto quando aveva lasciato Twizel. Nel bosco tantissime muscarie, ma nessun porcino, peccato: in compenso, tanti folli discesisti in mtb. Arrivati alla gondola ammiriamo il panorama circondati da centinaia di turisti, troppi, e troppo "poco viaggiatori": vedere delle cinesi venire su per i sentieri in vestiti da sera e ballerine fa ridere, così come quelli che vogliono scendere in slittino e si bloccano regolarmente ad ogni curva. La camminata è ancora lunga, molti meno turisti qua e più veri camminatori, si sta decisamente meglio! La cima della montagna non la raggiungiamo, troppo distante, ma la vista dalla saddle è comunque really enjoyable, lago e Queenstown da un lato e innumerevoli catene montuose dall'altro. La discesa è una sofferenza per le ginocchia, ma la fatica è infine premiata da un ottimo gelato al dulce de leche, dalle dimensioni gigantesche. Saluto tristemente Vale, chissà quandi ci rivedremo, poi la serata termina tranquilllamente tra delizioso cibo fusion e programmazione dei prossimi giorni: la selvaggia west coast è sempre più vicina!



Ed ecco la prima parte del canyon


Sempre piu' in profondita'...


Il pollo Paul guarda stupito il colore dell'acquetta


Ad un certo punto si arriva a livello fiume


... e poi si risale!


Bello spiaggiarsi a Queenstown


Tra i boschi della citta', sede di tutti gli sport estremi possibili ed immaginabili


Eh la gente di Queenstown vive proprio male!


Sulla cima del monte, lato catena montuosa...


... e lato lago!

domenica 22 febbraio 2015

Day 13: Mavora Lakes - Queenstown, 63 km (21-feb)

Terre selvagge

Il vinello della serata precedente mi ha fatto dormire come un ghiro, e avevo pure caldo in tenda: che debba portare sempre con me una bozza de rosso?? Mi sveglio presto, ho il traghetto per Queenstown alle tre e non voglio arrivare all'ultimo minuto, anche perchè oggi si prospetta parecchio wild. Unico problema mattutino: nel mezzo minuto che ho impiegato per cambiare i pantaloni lunghi con i pantaloncini corti, sono stato assalito da una cinquantina di feroci pappataci... Via viaaaaa!
Il paesaggio cambia radicalmente rispetto ieri, gli spazi sono molto più ampi, le montagne sono più massicce, le onnipresenti staccionate che delimitano i territori scompaiono, praticamente pedalo in mezzo alle mucche, che fuggono in preda al panico al passaggio di questo essere rotante dal posteriore giallo fosforescente e dalla catena cigolante. Alcune mucche si fanno pure male, correndo contro il filo spinato, mi dispiace ma non posso farci niente... Ogni tanto c'è anche un toro, a quelli sto molto più attento.
Il vento mi da contro, sono solo in questa striscia di ghiaia bianca, intorno a me solo la natura, possente, sola dominatrice di questa zona. Ogni tanto la strada scende bruscamente, c'è un ruscello, che spunta da chissà dove, per il resto non c'è molto in giro, ma è comunque stupendo. Questo territorio aiuta a pensare, e tra le altre cose penso che sono fortunato che non piove, sarebbe molto più difficile avanzare.
Ad un certo punto un piccolo canyon mi coglie di sorpresa, la strada comincia a scendere velocemente e non posso che ammirare il lavoro dell'acqua sulla roccia in migliaia di anni. Poi è di nuovo terra pianeggiante, fino alla seconda sorpresa, una piccola casa di pietra, tipo un rifugio di montagna. La porta è aperta, dentro è accogliente, ci sono pentole, candele, banche e tavoli in legno, corna di cervo. Approfitto per mangiare qualcosa e ritrovare il silenzio, in casa il ronzio costante del vento non passa.
Un ruscelli da guadare, una collinetta e avvisti il lago Wakatipu, il lago di Queenstown. Per la prima volta da stamattina vedo degli esseri umani, dei ciclisti appena lasciati da un furgoncino dell'Around The Mountain, percorso ciclistico che si sviluppa su queste strade: probabilmente loro faranno 30 km e poi verranno ripescati dal furgone, per dormire in qualche bell'hotel. Si perdono la migliore parte del viaggio insomma... Il lago è proprio bello, le montagne lo circondano, in fondo, a nord ovest, vedo la pioggia che avanza, meglio affrettare la pedalata.
Arrivo a Walter Peak, stazione del traghetto e fattoria, e vengo ricatapultato improvvisamente nella vita reale: è assedio cinese (più qualche altro turista), il capodanno cinese è in questi giorni e sono tutti qua per sperimentatr un po' di vera vita di fattoria. Certo, in scarpette da ballo, vestiti lunghi ed eleganti, quegli assurdi trabbiccoli per farsi le foto da soli, e quel passo affrettato e a testa bassa che poco si addice ad un luogo come questo. Almeno, grazie a loro, mi becco uno spettacolo sulla tosatura della pecora (alla quale hanno sparaflesciato il cervello con tutte le foto) più qualche bibita aggratis.
Sulla storica nave a vapore Earnslaw vengo ammesso con qualche dubbio, com'è possibile che non ho il biglietto d'andata da Queenstown? Eh già, questa nave ormai è una giostra, e ha perso il suo vero utilizzo come trasporto da una riva all'altra: a bordo un pianista, un bar, un servizio di foto e tre biondoni che lavorano ai motori della nave, spalando carbone nelle fornaci, per la gioia di sovreccitate ragazze orientali in manga style.
Il pollo Pablo si sente un veto capitano a bordo della Earnslaw, in fondo era un pirata, a più agio su una nave che su una bicicletta, e conduce precisamente le manovre per l'approdo a Queenstown. Che è assediata da un numero spropositato di turisti, mai visti così tanti tutti assieme in Nuova Zelanda, manco al mount Cook. Cerco subito Fergburger, il locale dove si dice venga servito l'hamburger più buono al mondo: sicuramente c'è la coda più lunga al mondo per comprarne uno! Dopo un po' mi incontro con Vale, che lavora proprio li dopo aver vissuto un mese con me a Twizel, e ci diamo appuntamento per qualche camminata per i prossimi giorni.
La casa di Richard e Leanne, che mi ospitano, è appena fuori Queenstown, su una collinetta che mi ha fatto penare in bicicletta, ma da dove si gode un'incredibile vista sul lago: una delle più belle case dove sia mai stato! Questa sera sono ospiti anche Valeria, di Milano, e Fernando, argentino di Cordoba, appena arrivati nel paese con una working holiday visa, l'avventura per loro comincia adesso. La serata è epica, una cena imperiale con agnellio, mille tipi di verdure e vino, e un arcobaleno che spunta proprio di fronte alla casa. Spettacolo!


La strada infinita nel nulla


Un po' piu' di movimento per la strada...


I polli stanno pensando ad un bagnetto laggiu', troppo distante... poi tocca risalire!


Il rifugio per il pranzo


Loro, sempre, ovunque, in massa


Walter Peak

Day 12: Te Anau - Mavora Lakes, 74 km (20-feb)

Laghi magici

Mi sveglio con un dubbio: domani dovrei arrivare a Queenstown, o forse il giorno dopo, dipende se prendo una strada privata per 4 x 4 che fa il giro del lago Wakatipu, o se prendo un traghetto che mi risparmia la circumnavigazione del lago portandomi direttamente a Queenstown. Do' un occhiata alle previsioni del tempo, domani piove il pomeriggio; non ho viglia di prendere altra pioggia, opto per il traghetto, che tra l'altro è a vapore e ha 100 anni.
La tappa è semplice oggi, una sessantina di km per raggiungere i Mavora Lakes, quindi me la prendo con molta calma. I primi trenta km sono tra i più semplici pedalati fino ad adesso, qualche su e giù ma niente di che, con delle montagne sullo sfondo, verso le quali mi avvicino ma che nin affronto. Incrocio un paio di colleghi cicloviaggiatori, da Francia e Giappone, interessante sentire le loro storie, in findo io vado dove loro sono già stati. All'incrocio per i Mavora Lakes la strada diventa sterrata e ancor più solitaria di quello che già era, ci sono solo un paio di fattoriez, e le solite pecore e mucche. C'è anche lo svizzero Fabian, che riposa sotto un albero dopo qualche km di pedalata dai laghi: sono un luogo bellissimo - dice - ma i sandflies, pappataci maledetti, sono feroci. Informazione utilissima, saprò come combatterli. Sul cammino incontro altri due svizzeri che avevo servito in ristorante: loro stanno facendo il Ta Ataroa, un lungo sentiero che va dall'isola nord alla sud, incredibile che li abbia incontrati proprio sulla strada per i Mavora Lakes.
I laghi li raggiungo dopo una trentina di km, e sono proprio un luogo speciale. Erano un luogo sacro per i maori, su una via importante per la ricerca del cibo, adesso sono una destinazione turistica per soli kiwi praticamente. Qua hanno girato alcune scene del Signore degli Anelli, il lago sud e nord hanno un fascino tutto particolare, contornati da montagne e con la foresta che arriva fino alla spiaggia di pietre bianche; nella foresta molte amanite muscarie, e comincio a capire perchè questi laghi erano sacri, i maori si saranno fatti dei grandi trip allucinogeni! Monto la tenda e cambio subito i vestiti, pantaloni lunghi e maglietta a maniche lunghe, con una buona dose di repellente: i pappataci non mi avranno! Me ne vado per boschi, e passeggiando incontro Maurice e Rose Marie, coppia kiwi di 60 anni che ha venduto la casa per comprare un camper, saggia decisione! Facciamo subito amicizia e mi invitano al loro camper per un vinello: la serata finisce con una cena, formaggio e due bottiglie di rosso, contemplando il tramonto e l'oscurità che progressivamente copre le montagne. Che volere di più?


Adesso cominceranno a correre impazzite!


Il lago sud dei Mavora Lakes


E il lago nord


Non c'e' molto da fare ai Mavora Lakes, allora andiamo a cerca di funghetti per una zuppetta! Uh la la! Che belli questi!


Indiana Jones passo' di qua


Il fiume che collega il lago nord con quello sud


giovedì 19 febbraio 2015

Day 10 & 11: Te Anau - Milford Sound - Te Anau, 121 km x 2 (18/19-feb)

In the Fiordland!

Ogni volta che mi aspetta una tappa impegnativa, dormo poco. E non perchè sono agitato, è che spesso trovo belle persone e quindi rimango sveglio fino a tardi per sfruttare la compagnia... La mattina, dopo colazione, Michele monta sulla moto, io inforco la bicicletta, e vado al centro informazioni appena aperto: al Milford Sound non si può fare camping selvaggio, danno multe da 200 dollari, e la sera prima ho controllato, nessuno spazio disponibile in nessun posto (non che ce ne siano molti...), neanche per le tende. Penso a possibili piani B, C e D, ma sono fortunato, in ostello hanno cancellato una prenotazione e c'è un letto libero: penso che sia la prima volta dopo 10 anni che prenoto una sistemazione... Poi con Michele andiamo a bere un caffè nel bar di Matteo, veronese che ha vissuto a 100 mt da me (e io non l'ho mai visto). Il mondo si riconferma piccolissimo. Michele, che ama le due ruote ma motorizzate, parte in direzione Wanaka, per me oggi c'è il Milford Sound, il fiordo più famoso della Nuova Zelanda.
I metereologi, che avevano predetto pioggia, hanno fortunatamente sbagliato, ma c'è comunque un sacco di vento, proveniente proprio dai fiordi. Faccio fatica, va meglio degli altri giorni, la gamba ci sta prendendo gusto a pedalare, ma pagherò dazio nel pomeriggio. I primi 20 km sono di campagna, un po' ondulati ma nulla di che, ed ogni tanto ricompare il lago sulla mia sinistra. In lontananza si intravedono le entrate alle valli, circondate da alte montagne, alcune delle quali appaiono cariche di pioggia: quale sarà la mia? Speriamo di imboccare quella con il sole!
La fortuna mi accompagna, e dopo qualche collinetta comincio a seguire un fiume che porta ad un'ampia valle, abbastanza piatta e con due muri di roccia ai lati. La strada è bella, soprattutto quando si entra nelle rigogliose foreste, che riparano dal vento e regalano un po' di frescume. Ci sono parecchie macchine e bus in giro, tutti turisti che vanno al fiordo, ma è meglio di quanto mi raccontavano, mi sorpassano educatamente e mi aspettano in salita.
I km vengono segnati dal passare dei campeggi del DOC, la vallata è parecchio lunga, e poco dopo i Mirror Lakes, due pozze d'acqua dove si riflettono perfettamente le montagne, mi fermo per mangiare: sono a metà, mancano 60 km e ci sarà della vera salita. Che comicerà poco dopo...
Le prime rampe, abbastanza semplici, mi portano all'altezza del lake Gunn, che assomiglia ai nostri laghi alpini, e poi a The Divide, il passo più basso delle Southern Alps, appena 550 mt. Da qua partono vari sentieri famosi, il Routeborn, il Greenstone e poco più avanti l'Hollyford, vorrei farli tutti, ma per ora cè la bici. La strada scende in picchiata, si aprono visioni spettacolari sulla vallata dell'Hollyford e sulle montagne, alcune cariche di ghiaccio. Mancano 40 km al fiordo, penso che ormai la salita sia finita, ma non sarà così. Si sale ancora, davanti a me si ripresentano montagne che non paiono avere nessun passo valicabile, il vento ricomincia a soffiare con più intensità e io comincio ad essere stanco ed assetato. L'acqua è finita, qua intorno ci sono un sacco di ruscelli, mi sa che farò rifornimento li... Due camper con degli asiatici si ferma giusto vicino a me, ne approfitto e chiedo a loro, che gentilmente offrono. Poi, poco dopo, sento chiamarr il mio nome da una macchina, sono Jan e Diana, hanno preferito andare al fiordo in autostop! Mi regalano dei gustosi gigabiscotti al cocco e mandorle e, sfamato e abbeverato, ricomincio a pedalare: la fatica rimane.
Mi avvicino sempre più a quella che sembra la fine delle montagne, che formano una specie di muro a corona intorno a me, ed in effetti non c'è nessun passo, solo un oscuro buco di un km e mezzo che passa in mezzo alla montagna, il famoso Homer Tunnel, a corsia unica controllata da un semaforo, poco illuminato e con una pendenza del 10% (che io farò in discesa): costruito negli anni 30, pare sia rimasto com'era a quell'epoca. Attraversarlo è degno di Gardaland, oscuro, umido, freddo e tenebroso. Il paesaggio dall'altra parte invece è puro spettacolo, con gigantesche pareti di roccia e dei tornanti che sanno di Stelvio.
Mi aspettano 20 km di discesa velocissima, domani soffrirò su questa salita, attraverso una foresta semi pluviale con numerosi ponti per guadare ruscelli pieni d'acqua: una sola sosta per una visita a delle cascate ed in un batter d'occhio arrivo al fiordo. Beh, in verità all'ostello, dove ne approfitto per stravaccarmi sul letto per 10 minuti. Oggi è stata dura, domani lo sarà di più. Poi, arrivo finalmente dove la terra incontra il mare, entrato così in profondità da sembrare um enorme e lungo lago. È come me lo sarei immaginato: nonostante la giornata soleggiata, le nuvole lo velano con un alone di mistero e grande fascino, con le cascate che cadono a piccco nel mare e il vento che agita le onde. Tanta bellezza di madre natura. Sarebbe bello partecipare ad una crociera, ma è troppo tardi, e forse è meglio così.
Torno all'affollato ostello per un'interminabile doccia calda che mi fa pure sentire in colpa, e per una cena a base di disgtosi liofilizzati asiatici, ma avevo voglia di un brodino e questo era il meglio che avevo. Mi butto sul free tea, e mi isolo dal resto del mondo: i soliti turisti uniformati, stessi vestiti, stessi programmi, stesse storie. Meglio la compagnia del pollo Paul e del pollo Pablo!


Si parte costeggiando il lago


Mirror Lakes


Lake Gunn


Appena dopo The Divide


La strada si nasconde tra le montagne...


...e poi sbuca dall'altra parte del tunnel...


...per raggiungere infine il Milford Sound!



La mattina piove, ma era previsto. Sulla lavagna c'è scritto "there's no rainbow without the rain"... Verissimo, ma faccio anche a meno dell'arcobaleno. Comunque non fa troppo freddo, ci saranno 13-14 gradi, ho passato di peggio. Dopo la super colazione - mi aspettano subito 20 km di salita arcigna - gironzolo nel parcheggio per un paio di foto, con tutta questa pioggia sono comparse dal nulla un sacco di cascate che cadono a picco dalle montagne; in più, zampetta felice anche un strano uccello il waka... Ma il kiwi lo vedrò mai?
Parto con il morale non proprio alle stelle, ma nonostante il clima umido il mio cuore si riempe di meraviglia e gioia ad ogni pedalata. Ci sono cascate ovunque! E ieri non c'erano! Pedalo letteralmente tra due mura di roccia ed acqua, che spettacolo... La salita è dura, ma vista la fatica ho quasi caldo, e la pioggia la dimentico guardando lo spettacolo. Arrivo finalmente all'Homer Tunnel, dove faccio autostop per passare dall'altra parte della montagna: impossibile fare un km e mezzo al 10% in tre minuti.
La mia speranza di trovare il sole dall'altra parte resterà per sempre solo una speranza, infatti piove, e forse ancor più di prima. La discesa è tosta, io sono bagnato e con la velocità fa gran freddo, stavolta neanche il paesaggio dostoglie il mio pensiero dalla situaazione climatica. Mi fermo al casotto del passo per 45 minuti, tremante e infreddolito, mangiando pane e marmellata per tirarmi su di morale: mancano 90 km e l'idea di farli tutti sotto la pioggia non mi piace. La pioggia non cessa di cadere, ma parto lo stesso, non si può aspettare per sempre.
La mia forza di volontà viene premiata con dei raggi di sole che fanno capolino tra le nuvole, e che dopo pochi minuti prendono definitivamente il loro posto. Evviva! Poi è tutto facile, la strada la conosco di già e la giornata passa via come l'olio. Nel cammino incontro una coppia di australiani che mi regalano una tazza di caffè (mi avevano visto mentre salivo con la pioggia) e incontro nuovamente il polacco Janek, conosciuto una settimana fa.
Ritorno a casa degli italiani, invasa dalla tranquillità, e termino con un bel giro di mate con Martin, proprio quel che ci voleva!


Ottime previsioni per oggi!


Migliaia di cascate


A due passi dall'Homer Tunnel


E finalmente il sole! I polli si concedono un bagnetto...


Nuovamente il lago Te Anau