domenica 8 marzo 2015

Day 24: Hanmer Springs - Sedgemere Hut, 65 km (07-mar)

Nel nulla

Il sole! Strano, di questi tempi, mi mette decisamente di buon umore. Ma le nuvole sono all'orizzonte. So che pioverà, prima o poi. Faccio tutto di fretta, colazione, impacchettamento della bici, partenza, via! Sbaglio pure strada, quindi mi ciuccio due più due km in più, poi trovo la strada per il Rainbow Trail. Il Rainbow Trail e' un percorso che si può fare solamente in 4x4, a piedi, cavallo o in bicicletta, più di 100 km di strada sterrata, in mezzo al nulla. Ho visto delle foto spettacolari su internet, e per me questa era una tappa obbligatoria del viaggio, sebbene sia dura, secondo i racconti dei ciclisti incontrati sul cammino.
La partenza non e' dura, ma durissima. Lo sterrato e' scivoloso, la mia ruota dietro e' abbastanza liscia, c'e' un vento fortissimo (contro stavolta) e le pendenze sono ardue, direi 12-13%. A volte devo fermarmi perché non riesco a tenere la bicicletta dritta, la gomma scivola (il peso dietro rende tutto più difficile) o il vento mi sposta troppo, i primi 10 km sono abbastanza sofferti, fino al Jack Pass. Incontro pure due ciclisti della domenica (beh del sabato in questo caso), ma fanno solo un'andata e ritorno fino al passo, a 850 mt. Dopo il passo, la strada si fa leggermente pianeggiante, e' c'e' una biforcazione: sinistra, al Rainbow Trail, o destra, altra strada sterrata (e ugualmente leggendaria), verso Blenheim. In una delle due vallate ci sono oscuri nuvoloni, nell'altra bianche nuvolette e cielo azzurro. Indovinate che strada ho preso! Esatto, a sinistra, verso i nuvoloni. Cinque km e arrivano le prime gocce. Fortunatamente, c'e' un ex fattoria con una specie di rifugio, mi fermo li, con altre due signore che volevano farsi un giretto in bici: passo due ore e mezza a guardare sconsolato la pioggia che cade, e cade, e cade. Sto viaggio in bici e' maledetto, pioggia ovunque. Le signore dicono "era da tre mesi che non pioveva"... ma non mi dire! Nel frattempo mi do ai biscotti, per tirarmi su di morale, faccio fuori due pacchetti in un niente, poi, improvvisamente, smette di piovere.
Le nuvole ci sono ancora, ma ricomincio a pedalare. La strada e' dura, sebbene sia quasi pianeggiante (leggera salita), la superficie e' ondulata, per colpa dei 4x4 che passano da qua, praticamente pedalo come se avessi un martello pneumatico tra le braccia. Sfiancante. Dopo pochi km, un incontro allegro: e' la coppia anglo-tedesca del primo giorno di viaggio! Mi informano sulla strada, piena di frane e ruscelli da guadare, al freddo, della pioggia del giorno prima, ai rifugi lungo la strada. Preziose informazioni che mi saranno assai utili. Con loro altri due belgi, con i quali hanno condiviso due notti nei rifugi, una con una coppia di 75enni mezzi morti di freddo e un'altra con due cacciatori che hanno condiviso whisky & coca... Chissà chi incontrerò!
Proseguo in questa ampia valle percorsa da un fiume serpentoso, dominata da montagne brulle, tutto e' brullo in verità, ma la cosa impressionante sono i tralicci dell'alta tensione che la attraversano, pare che questa strada sia stata fatta per loro: in verità e' un'antica pista per portare il bestiame da Nelson a Christchurch. Ogni tanto piove, ogni tanto viene fuori il sole, c'e' sempre il vento, non so che mettere, con la giacca ho caldo, senza ho freddo... mah! Non c'e' nulla oltre il rumore del vento, e mi piace. Mi piacciono questi luoghi selvaggi, qua comanda solo la natura. Mi avvicino sempre di più al passo a 1300 mt, ma prima devio verso il Tennyson Lake, un lago di origine glaciale circondato da montagne nere. Paiono montagne di origine vulcanica, ma stranamente non lo sono, fanno comunque una gran strana impressione, come anche il lago, mezzo coperto dalle nuvole. Mi fermo sotto un capanno a mangiare, giusto quando comincia a scendere la pioggia e a soffiare del vento freddo. Dovrò affrontare la temibile collinetta in queste condizioni.
La temibile collinetta la potevo scorgere gia' 15 km fa, sembrava più una rampa di lancio, la strada e' molto pendente e coperta di ghiaia nera. Faccio una fatica bestia, le ruote scivolano sulla ghiaia bagnata, e dopo un km sono costretto a mettere il piede a terra e spingere sotto la pioggia incessante. Sembra non finire più, ma passo dopo passo, pedalata dopo pedalata, anche questa montagna e' conquistata, la più alta in questo giro dell'Isola del Sud. Il passo Fittanze, a Verona, e' a 1400 mt, e non e' chissà che passo, ma questo mi e' sembrato estremamente più duro. La visione dell'altra vallata mi mette l'allegria addosso, in lontananza non piove! La discesa e' veloce, ma devo stare attento, la ghiaia può giocare brutti scherzi, ma riesco a tenere la bicicletta stabile. Si segue un altro fiume, il paesaggio si fa ancora più selvaggio, in un paio di occasioni devo scendere da bicicletta e passare sulle frane che hanno ricoperto la strada: pare che in questi giorni ne sia scesa di pioggia!
Come per magia appaiono degli arcobaleni, sono proprio sul Rainbow Trail, stanco ma felice. Ancora qualche km di discesa e arrivo allo Sedgemere Hut, il rifugio usato anche dalla coppia anglo tedesca. Dentro ci sono due svedesi e i due 75enni, tutti in bicicletta. Loro sono stati sfortunati, sono partiti dal lato di Saint Arnaud, hanno campeggiato la prima notte, poi la tempesta l'ha ridotta a pezzettini, e per 10 km hanno camminato e pedalato con vento fortissimo e pioggia fredda, attraversando ruscelli in piena, scavalcando frane, con il vento che gli spostava la bicicletta quasi fin giu' nel burrone, per infine arrivare mezzi congelati nel rifugio. E io mi dico, se ce l'hanno fatta loro a 75 anni, ce la può fare chiunque, non mi venite a dire che viaggiare in bici e' faticoso. Guardate cosa hanno fatto quei due li!!!
Il rifugio e' caldo, sei posti letto, e tante storie ed avventure in bicicletta da raccontare. Andiamo a letto alle nove, come le galline, stanchi ma felici.


Che annusi la mia bicicletta? Puzzo da cavallo???


La prima salita assassina verso il Jack Pass


La lunga strada del Rainbow Trail


Gli amici ciclisti incrociati sul cammino


Eccole, le nuvole... e la pioggia...


L'infinito


Il passo e' conquistato!


Verso il rifugio, il nulla intorno a me


Day 23: Springs Junction - Hanmer Springs, 95 km (06-mar)

Come un uccello

Sono scappato dalla West Coast per non trovare più la pioggia. Ebbene, mi ha inseguito. Quella bastarda. E poi, tutti, ma dico tutti, mi dicono "ma guarda, e' stato secco per TUTTA l'estate, fino a ieri!". Si', e io ci credo... O almeno, non può essere vero! Comunque, dicevo, la mattina piove, ma io me ne frego, la pioggia non mi fermerà. Preparo tutto, colazione da kilo, si sveglia anche Athena che mi chiede se ho proprio intenzione di andare e che posso rimanere un giorno in più se voglio. No no, ho deciso e parto, sara' mica l'acqua a fermarmi: in fondo, il nostro corpo e' composto d'acqua per il 70%, un po' d'acqua in più non e' un problema. Appena metto il piede fuori casa splash, ancora più pioggia e, soprattutto, un vento incredibile. Ehm... forse meglio che aspetto un po'... Vada per la pioggia, ma la tempesta e' un po' troppo. Decisamente troppo. Gli alberi si piegano, almeno quelli che riesco a vedere. Aspetto un'ora, due, tre... e' mezzogiorno. A questo punto decido di rimanere a Springs Junction, probabilmente arriverei tardi a Hanmer Springs. Poi, improvvisamente, a mezzogiorno e mezzo, il sole, solo un pochino, ma e' sufficiente per infondere nuovamente la speranza e la giusta carica in me.
Cambio idea di nuovo, si parte! Sara' una cronometro, avanti tutta! Ovviamente, quello del sole era uno scherzone del tempo, infatti dopo 5 km ricomincia a piovere, giusto quando la salita per il Lewis Pass comincia. E non e' pioggerellina, sono secchiate, e vento. Ma ormai ci sono dentro e pedalo, pedalo e pedalo, sempre più in su verso il passo. Non c'e' niente di mezzo, solo delle terme, chiuse (beh non ci sarei entrato comunque), il panorama montanaro non lo posso neanche apprezzare, perché pedalo in mezzo al bosco e quando la vegetazione si apre ci sono troppe nuvole per vedere qualcosa di decente. Il contakilometri fa gli scherzi, si ferma di nuovo, bene, sono di nuovo senza il mio migliore amico. Tutto d'un tratto la strada comincia a scendere, non me ne rendo neanche conto all'inizio, ma ho raggiunto il passo: neanche un cartello per informarmi dell'impresa giornaliera, o forse sono io che non lo vedo. Poco importa, la strada scende e io sono felice; tra l'altro, pare che il tempo dall'altra parte sia migliore, Athena mi aveva detto che probabilmente dall'altra parte c'era il sole. Scendendo, il tempo tempo migliora sempre di più', il sole prende spazio nel cielo e manda via le nuvole con prepotenza. Non e' il sole che le manda via pero', e' il vento, non una brezza, ma un vento fortissimo che, per una volta, e' a favore.
Seguo il fiume Boyle, ogni volta che fa una curva mi preoccupo che il vento mi dia contro, ma non e' così', pare seguire la valle che il fiume ha scavato. Il Boyle si immette nell'Hope River, la discesa finisce, e per me e' ora di mangiare. In una piazzola di sosta ci sono anche dei cechi, della Repubblica Ceca ovviamente, che mi riscaldano con un buon the: sono ancora bagnato per la pioggia, nonostante il vento e la discesa. Dopo il the e i consueti 200 grammi di pasta, la strada ricomincia a salire, ma e' solo una collinetta, poi e' goduria pura. Non solo per i bellissimi paesaggi, colorati del caldo colore del sole del tardo pomeriggio, o per il Waiau River, ma perché pedalo senza faticare per praticamente 35 km. Il vento e' così forte che non devo neanche pedalare. Apro le braccia, per fare più attrito con il vento, come una vela, e avanzo a 30 km all'ora, e appena pedalo arrivo ai 50 senza alcuno sforzo! Che roba! Mi sento come un uccello che viene trasportato dal vento! Mai avuto un vento così a favore, viaggio come una moto... Arrivare all'incrocio per Hanmer Springs e' questione di poco, poi, passata una gola, pedalo per la campagna fino ad arrivare al piccolo villaggio famoso per le sue terme.
Le terme non mi interessano, tanto dopo 30 minuti ne avrei già le scatole piene dell'acqua calda, quindi opto per spendere il mio vile denaro in un ostello, domani comincia il Rainbow Trail, sara' dura e voglio dormire bene, in più con tutto sto vento la tenda potrebbe pure volarmi via. Ad un baretto incontro l'australiano Willy, anche lui in viaggio in bicicletta, un paio di birrette e le bananine essiccate mantengono alto il livello di allegria. Andiamo allo stesso ostello, buona musica, grande cucina, un italiano, il piemontese Luca, e comodi letti. Sono carico per le terre selvagge, per il Rainbow Trail.


Lewis Pass


Vento da dietro!


Il pollo Paul esulta dopo aver scalato l'ultima collina


Veloci come il vento lungo il fiume!


La gola vicino a Hanmer Springs


Campagna intorno ad Hanmer Springs

Day 22: Westport - Springs Junction, 120 km (05-mar)

Il ritorno alle montagne

Ciao ciao West Coast! Oggi me ne vado, sei bella ma sei pure troppo piovosa!
La West Coast, per vendicarsi del mio tradimento, mi punisce con della pioggia, ovviamente. In verità parto pure al secco, ma dopo 10 km sono costretto a mettere la giacca impermeabile, giusto all'entrata della Bullet Gorge, la gola del fiume Bullet. La gola e' abbastanza ampia, la nebbia bassa dona un'atmosfera spettrale al fiume e alle montagne che la circondano, avvolti anche da una cappa di solitudine: intorno alla gola, il nulla, solo la strada e le rotaie del treno. La strada segue il Bullet per una trentina di km, poi, alla deviazione di Inangahua, riprende verso sud. Dopo svariati giorni lascio la highway 6, la West Coast e' davvero finita.
Le nuvole si fanno da parte e lasciano passare qualche raggio di sole, sto veramente lasciando alle spalle la costa! Dall'incrocio Inangahua cominciano delle strade lunghe e dritte, che attraversano la campagna: sono piuttosto noiose, ma un po' di pianura non fa di certo male. Pedalo velocemente, per la prima volta nel viaggio ho del leggero vento a favore che mi da una spintarella, e che m'asciuga pure! Raggiungere Reefton e' uno scherzo, i primi 77 km me li sono pedalati alla grande senza prendere lunghe pause, ma adesso e' l'ora di mangiare un bel piatto di pasta e fagioli, la benzina e' in riserva.
Reefton e' un paesetto di nemmeno 1000 abitanti che durante l'epoca dell'oro dev'essere stata bella grande ed importante, infatti qua e' stato installato il primo sistema di illuminazione stradale della Nuova Zelanda. Oggi rimangono i lampioni e le case in stile western, e qualche miniera di carbone. Oltre a questo, la casa dei barbuti. Eh si! Praticamente nel centro c'e' una casa in vecchio stile, con tutto l'ambaradam per il lavoro in miniera, le vecchie teiere dei minatori ecc... tenuto da una coppia di fratelli barbuti, che sembrano provenire direttamente dal 1800. Frequentato da soli barbuti, e' anche un punto di sosta per i turisti che dalla East Coast vanno alla West Coast, così' possono vedere come vivevano i minatori un secolo e mezzo fa. Io ci passo per caso, incuriosito dai soggetti, entro nella capanna e trovo uno dei due fratelli nell'intento di cucinare qualcosa sul fuoco. Mi domanda da dove vengo, e dopo la mia risposta mi dice che ha una bandiera del mio paese e che la isserà in mio onore. In mezzo al mucchio, mi indica una bandiera dai colori gialli e rossi, non capisco bene cos'e', ma appena la vedo sventolare capisco: e' lei, la bandiera del Veneto, col bel leon de San Marco che sembra ruggire di gioia! La Serenissima Repubblica de Venessia! A Reefton! Incredibile. Mi invitano a rimanere un po', un gruppo di turisti sta arrivando, così' mi piglio lo spettacolino e la spiegazione del lavoro in miniera, più un bel bicchierone di the e degli scones con il miele. Gentili barbuti!
Lascio Reefton, ho ancora 15 km di pianura e poi comincia la salita. La strada rimane tra i boschi, non si nota molto il paesaggio, e sale piano piano, senza grandi strappi, e in qualche km arrivo a quota 700, per il passo della giornata. Non ci sono più nuvole, il sole splende e io mi godo la facile discesa con il sole che mi riscalda la schiena. Arrivo a Springs Junction, che non e' nient'altro che un incrocio, come indica il nome, con un benzinaio e un bar, frequentato dai camionisti. Oltre a questo, anche alcune case, ed in una di queste abita Athena, che mi ospita per stasera.
Mi aspettavo di trovare una signora anziana, ed invece Athena ha la mia eta' ed e' una tipa super interessante! Fa la guardaparchi per il DOC, studia i pipistrelli, e si e' fatta due anni in bicicletta in Asia, soprattutto in Cina, con storie incredibili ed avventurose. Tra l'altro cucina bene e ha fatto pure una torta al cioccolato! Non si puo' volere di più!


Il Bullet River


Reefton


El Leooooon


Anche se non sono barbuti, il Pollo Paul e il Pollo Pablo sono entrati nell'associazione dei barbuti!


La strada nei boschi


Passo conquistato dai polli!

mercoledì 4 marzo 2015

Day 21: Greymouth - Westport, 100 km (04-mar)

La costa e il sole

E piove. Beh ormai mi ci sto abituando... Quasi eh! Ma pare meglio di ieri e mentre preparo la bici e colaziono, succede il miracolo, smette di piovere! Wow, posso vedere le colline! Parto decisamente di buon umore, ma qualcosa doveva andare storto: infatti ho vento contro e il contakilometri smette di funzionare. Nooooo il mio unico amico, oltre ai polli Paul e Pablo, e chi mi scandisce le distanze ora? Non ci sono neanche le colonnine a bordo strada come in Italia, quindi bon, pedalo e basta senza pensare a niente.
La tappa, paesaggisticamente parlando, invece parte molto bene, i primi km sono nell'interiore, ma quando la strada si avvicina alla costa lancio una serie di "oooh" ripetuti. Il mare è mosso, la scogliera si alza e si abbassa continuamente e le montagne, coperte di vegetazione tipica della foresta pluviale, arrivano fino alla costa, lasciando poco spazio, molte volte solo per la strada. La strada in questa parte della west coast è classificata come una delle dieci più belle strade costiere del mondo, di certo è molto bella. Ma vuoi mettere, per esempio, la strada per Palinuro fino a Maratea?? Comunque, complimenti a madre natura. Spunta fuori pure il sole, fa caldo, il paesaggio si apprezza ancor di più. Qualche km prima di Punakaiki il contakm riprende a funzionare (evviva!!!), la strada si fa più pianeggiante, di campagna, le montagne lasciano spazio ad un paio di km di terra, fino a Punakaiki. La località è famosa per le strane formazioni rocciose sul promontorio, le Pancake Rocks, e il Blowhole, una specie di pozza di roccia nella quale entra l'acqua del mare e che nei giorni di tempesta crea spruzzi altissimi: non so se ritenermi fortunato o sfortunato quindi per la giornata di sole, ma opto per la prima. Decisamente si!
Se non fosse che ci sono solo 45 km da Greymouth a qua, una sosta di una giornata l'avrei anche fatta, sembrano ci siano gran belle cammianate da fare, liungo il fiume o nella foresta pluviale, ma si prosegue. La strada regala ancora degli ottimi scorci, ma diventa decisamente più ondulata e complicata. Costeggio spiagge dove viene indicata la presenza di pinguini, ma non ne vedo neanche uno... Son come i kiwi, mai visto uno. Poi, a tradimento, la strada si allontana dalla costa per passare una collina tanto inaspettata quanto stancante, mi sembra che in questo paese le colline siano più difficili delle montagne!
Mi riavvicino al mare a Charleston, paesetto che all'epoca dell'oro aveva più o meno 800 abitanti, e adesso 80 se è tanto, poi è tutta strada di campagna, non particolarmente interessante, fino a Westport. Mi ospita Janet, ciclista sulla sessantina ma con ancora tanta voglia di girare il mondo con il suo compagno e il tandem. La bici non ha età! Voi che aspettate???








martedì 3 marzo 2015

Day 20: Hokitika - Greymouth, 102 km (03-mar)

Wilderness trail

"Non può piovere per sempre" diceva il Corvo. Io invece dico di si, dopo la giornata di oggi! Cominciare e finire con la pioggia, ed in mezzo altra pioggia, mi sto trasformando in un anfibio...
La mattina comincia alla grande con l'incontro con Giada, anche lei di Verona ed anche lei con una working holiday visa in Australia, ed ora in vacanza in Nuova Zelanda: con lei, nel furgoncino, viaggiano altri due di San Martino BA, Francesca e Gianluca (fratello di un altro amico). Bello ritrovare gente che si conosce dall'altra parte del (nostro) mondo, con loro passo una buona oretta tra risate e storie di viaggio.
Loro vanno a sud, io a nord, nella vicina Greymouth, ma non passo per la strada costiera, la lunghissima highway 6, ma per il Wildernesd Trail, un percorso per bici nell'interno della regione che invece dei normali 45 km, collega le due città con 100 km di stradine sterrate perse nella foresta pluviale. Sono indeciso fino all'ultimo se farlo o no, piove un sacco e non ci sono segnali di miglioramenti, ma l'avventura chiama e mi addentro nell'interiore della regione, direzione colline. All'inizio si segue la strada asfaltata, poi sarà solo sterrato per quasi tutto il tracciato. I fiumi sono in piena, marroni e cattivi, e se continua così sarà anche peggio. Appena la strada diventa sterrata, il Wilderness Trail diventa meglio di un qualsiasi parco di divertimenti. Attraverso la foresta pluviale per stretti sentieri pieni di curve, passo a fianco di laghi perduti nella nebbia, passo i ruscelli in piena sopra ponticelli in legno e profonde gole sopra swinging bridges, costeggiando antichi canali dell'epoca della corsa all'oro: questo è il paese dei balocchi per i ciclisti!
La strada sale fino ad arrivare ai campi più alti di queste colline delle quali non si può vedere la cima, troppe nuvole e troppa pioggia, poi, dopo km e km di foresta e un unico segno di vita umana, un ranch chiamato "Il paradiso dei cow boys", ecco la prima difficoltà vera e propria, il guado del ruscello. Tutto bene, c'è un tot di acqua ma non sembra pericoloso, e lo passo senza difficoltà, senza neppure togliere le scarpe perchè ormai non possono essere più bagnate di così. Pochi metri più avanti un altro ruscello da guadare, e questi è decisamente più cattivo: ci penso parecchio prima di passare, ma l'acqua non è troppo profonda, appena sotto le ginocchia, e la corrente in quel punto non è forte, e riesco a passare all'altra riva indenne. Sono ormai parecchi km che pedalo, ma non voglio fermarmi, mi si raffredderebbero i muscoli e sarebbe un casino ripartire. La strada comincia a scendere fino a toccare il livelli pianura, e appena prima di arrivare al primo villaggio della giornata comincia a piovere ancora più pesantemente. Trovo rifugio nella scuola locale, e finalmente mi fermo per mangiare e recuperare energie, dopo 70 km...
Il tempo non accenna a migliorare, e riprendo a pedalare quando la pioggia cessa di cadere copiosamente: saranno solo pochi minuti divtregua. Raggiungo rapidamente la costa, ma oltre a incontrare il mare trovo anche un sacco di vento che soffia da nord, poprio dove devo andare. Sono stanco e avanzo a passo di tartaruga, ormai conto ogni singolo km pedalato, ma infine, bagnato fradicio, arrivo alla casa della famiglia di Amy,  che mi ospiterà stanotte. Io non sono dell'umore giusto, dopo tutta la pioggia di oggi voglio solamente una doccia calda e un letto, ma vengo ben accolto dalla famiglia. E domani? Finirà mai sta pioggia??


East Verona Dream Team

Primi km di foresta


Adesso viene fuori il mostro di Loch Ness...


Il secondo guado


Foresta sempre più fitta


Greymouth

lunedì 2 marzo 2015

Day 19: Pukekura - Hokitika, 50 km (02-mar)

Il divano in cucina ha ovviamente incontrato le mie preferenze. Questa casetta mi piace, sembra una casa in stile colombiano, o da foresta pluviale sudamericana, in legno e con un bel portico fuori, quelli da appenderci l'amaca e suonare l'ukulele per ore, aspettando che qualcuno passi ed invitarlo a bere un caffe'. Meno male che ho dormito dentro comunque, fuori l'umidita' e' a mille, la foresta e' cosi' rigogliosa per un motivo...
Oggi la tappa e' breve, ma mangio comunque come un dannato, ormai il corpo si e' abituato a questa botta di calorie. I primi cinque km sono sempre nella foresta umida, poi scorgo una stradina sterrata alla mia sinistra, segnata sulla mappa, che costeggia il mare, e la piglio. Non ci sono macchine per 15 km, ma la strada in verita' il mare non lo tocca mai, lo sento ma non lo vedo, c'e' una specie di collinetta tra me e la strada, tutta proprieta' privata. E che cavolo, io non mi faccio i km di sterrato per niente! Scavalco tutte le staccionate e lo vado a vedere sto mare: desolato, selvaggio, km di costa lasciati al nulla, e forse e' meglio cosi', magari tra dieci anni diventa come Rimini!
Dopo essere tornato sulla strada principale arrivo a Ross, orgoglio minerario di questa parte di costa. Il villaggio, come molti in Nuova Zelanda, e' nato per accogliere i numerosi cercatori d'oro, e qua a Ross pare ce n'erano molti, visto che il villaggio e' ancora abbastanza grande (per i canoni neozelandesi). Qualche edificio storico, un museo che spiega lo sviluppo minerario della zona, una cava trasformata in lago, ed oltre a questo non c'e' molto altro: se fossi un amante dell'oro e delle miniere magari ci passerei dei giorni, invece non me ne frega niente e passo oltre. Mi importano invece i cartelli di protesta che gli abitanti hanno fissato fuori dalle case riguardo l'uso di veleni per l'estrazione dei minerali nelle moderne miniere, che sia in Sudamerica o in Nuova Zelanda lo schifo e' uguale.
Da Ross a Hokitika ci sono 28 km di noia, pianura per niente affascinante, e in piu' il vento soffia contro: metto musica nelle orecchie - capita raramente qua in Nuova Zelanda - e pedalo come un musso. Ad un certo momento incrocio un altro ciclista, ed e' italiano! Alex di Modena, bella e lunga barba brizzolata, che dalla Scozia pedala per nobili ragioni. Ci parlerei molto di piu', ma lui va a sud e io a nord, e le nostre strade si dividono. Che il vento ti soffi sempre da dietro!
Ricomincia la noia, ma ben presto sono a Hokitika, e la tappa termina qua, con appena 50 km: domani voglio fare il Wilderness Trail e terminare in Greymouth, e Hokitika e' una buona base. E' il primo villaggio "grande" (3000 abitanti), che trovo da Wanaka, quasi piu' o meno 400 km fa, poco selvaggio il sud della costa ovest eh? Mi sembra una metropoli, c'e' tutto, o almeno tutto quello che mi interessa, compro un cellulare nuovo per ben 29 dollari (l'altro non legge piu' la sim), vecchio stile e con la lucetta, sia mai che non ce l'abbia. Me ne gironzolo per le (poche) strade del centro e per la spiaggia, che e' piena di tronchi e rami, un po' a caso adagiati sulla spiaggia, altri con forme e figure. Un mese fa c'e' stato un concorso sull'uso dei materiali trovati in spiaggia, soprattutto appunto tronchi e rami, e c'erano un sacco di sculture. Ne sono rimaste in piedi alcune, passeggiando qua e la se ne trovano di carine. Tra le vie del centro si nota la passione dei locali per il whitebait, il pesciolino fritto, sul wildfood festival - che sara' tra pochi giorni - con cibi strani e bizzarri, e la lavorazione della giada.
Per la sera sono ospitato da Kevin, signore pensionato con un sacco di storie interessanti, mi vuole in cucina, ripiego su un'israeliana shakshuka e del cous cous con salsa di cipolle e formaggio (che e' buona assaje). Domani piove, ormai ci ho fatto quasi il callo, vedremo...


Pedalando tra la foresta pluviale


Spiaggia desolata


A Ross non c'e' molto altro da fare che scattare foto idiote


Poco vento eh? gli alberi crescono storti...


Hokitika!


I polli gironzolano tra le sculture

Day 18: Fox Glacier - Pukekura, 115 km (1-mar)

Sole, pioggia, caldo, freddo, salite e pianura!

Aprire gli occhi, muovere un attimo la tenda e scoprire che c'è il sole: non può esserci risveglio migliore nella west coast! Beh ovunque in verità, ma dopo il bollettino meteo del giorno scorso avevo perso ogni speranza di vedere le westlands con il sole.
Faccio tutto in fretta, mi preparo e colaziono veloce come un lampo, si sa mai che le nubi prendano subito il sopravvento! In effetti di nuvole ce ne sono, ma intanto stanno li e non disturbano più di tanto. La partenza è subito in salita: gli altri cicloviaggiatori incontrati lungo il cammino mi avevano avvisato sulle tre colline nei 25 km tra Fox Glacier e Franz Josef Glacier, quindi non vengo colto alla sprovvista. Parto con la maglietta a maniche lunghe, ma dopo un km sono già fradicio, l'umidità è decisamente elevata, colpa della foresta pluviale che ferma tutto, sopra le colline si formano nubi dense di vapore che prima o poi ritorneranno giù sotto forma di gran acquazzone. Il tratto di strada tra queste colline è duretto, ma molto enjoyable.
Superate le tre asperità comincia un tratto piano che porta alla vallata del ghiacciao Franz Josef: stavolta lo vedo da distante, non ci sono troppe nuvole, anche se ahimè si stanno avvicinando in maniera preoccupante. La grande vallata erosa dal ghiaccio è più bella di quella del Fox, ma a numero di turisti siamo li, il sentiero che porta al ghiacciaio è invaso, pare di assistere ad una processione, tutti sti omini formano un gran serpente umano che si avvicina alla base del ghiacciaio. Si assistono le solite scene ridicole, dai supertecnici che anche per una camminata di un'ora si portano lo zaino da 60 litri, bacchette e riserve d'acqua, chi sale in ballerine, gli orientali in giacca e scarpe eleganti, insomma, c'è da ridere: i tentativi di selfie poi sono i più assurdi... Mi intrufolo tra la massa, eh si son turista anch'io, e comincia a piovere e rannuvolarsi; il ghiacciaio non si vede più, che cul! Fa pure freddo, si vede che il vento porta giù il freddo del ghiaccio. Fortunatamente, arrivato alla base, le nuvole si fanno da parte, e posso ammirare la grande colonna di ghiaccio che scende dalla montagna e le cascate che coprono le pareti di roccia della valle. Anche qua, come per il Fox, è preoccupante notare quanto si sia rimpicciolito in soli cinque anni.
Torno nel villaggio del Franz Josef, arriva una chiamata di Giada, se tutto va bene ci vedremo tra due giorni! Lei sta vivendo in Australia, ma è in vacanza col furgoncino in Nuova Zelanda, speriamo di incontrarci. Poi il cellulare non da più segni di vita, bon, non legge più la sim. Ciao ciao comunicazioni con il mondo kiwi.
Comincia a piovere nuovamente, eh non poteva andarmi di lusso oggi, ma si prosegue lo stesso per le pianure della west coast. La determinazione è premiata e dopo pochi km smette, definitivamente per oggi. Questa parte di tappa è facile, pianeggiante e rurale, qualche fattoria, mucche e pecore (ma va?), due laghi (Mapourika e Wahopo) e un numero incredibile di cicloturisti, almeno 10 in questo tratto, ma scendono tutti per la West Coast?? Nessuno sale? Raggiungo il paesetto di Whataroa, come molti altri nell'isola sud fa tenerezza, con il parco giochi, i bagni pubbluci, la scuola, la sala comunale, il baretto e in questo caso anche un negozio, tanta roba! Hari Hari, 25 km e una collinetta assassina dopo, è più meno lo stesso.
Sono già 100 km di strada, ne mancano ancora pochini per il campeggio del DOC, e mentre mangio per lo sprint finale, pioggia e sole mi regalano un arcobaleno, che si tiene a debita distanza. Passo il fiume Wanganui, bianco-grigiastro, colore dei fiumi che provengono diretti dai ghiacciai, come molti di quelli attraversati oggi. Infine arrivo al campeggio, posizionato di fronte al lago Ianthe. Non mi convince, troppo umido ed in pendenza, se la notte piove mi ritrovo tutta l'acqua intorno alla tenda. A 10 km c'è l'abitato di Pukekura, so che c'è un ostelletto che fa mettere le tende nel giardino, più doccia calda e cucina per 10 dollari, opto per l'opzione doccia calda... La strada per arrivare al paesino (in verità una casa, un musei e un bar abbandonato) è immersa nella selva, fitta ed umida, bellissima, anche perchè a quest'ora, le otto, non ci sono macchine a disturbare il rumore degli alberi e dei ruscelli. Il lodge è lasciato aperto con nessuno a contollare, io ne approfitto per la doccia e un the nella cucina, poi arriva beato e felice il proprietario: sarò il primo cliente della settimana... ed è domenica! La cucina ha un divano comodo comodo: secondo voi dormirò tra l'umidità e le zanzare che circondano la tenda o sul divano della cucina??


Nebbia al Franz Josef


Pelligrinaggio al ghiacciaio


La selva umida... troppo umida!


Il ciclista solitario al lago Mapourika


Scende latte dal monte! Fiume Wanganui


Pollo Pablo contempla il tramonto dal lago Ianthe