mercoledì 18 marzo 2015

Day 28: Collingwood - Farewell Spit - Collingwood, 50 km (16-mar)

Estremo nord

Tutto con estrema calma, tanto oggi non devo andare lontano, il Farewell Spit è a soli 20 km da qua. Tanta calma che parto a mezzogiorno. La strada avanza verso nord sonnolosamente, poche macchine in giro, in fondo sto andando verso il nulla, la strada finisce quando comincia il mare, e ciò mi piace assai... Le montagne del Kahurangi park a sinistra, il mare a destra, fino ad arrivare all'ultimo avamposto abitato, la minuscola Papunga. Da la comincia una strada sterrata che mi conduce fino al mare.
Le scogliere di Cape Farewell sono maestose, sempre battute dal vento, tanto che gli arbusti crescono piegati. Sono al punto più a nord dell'isola sud, meno di un mese fa ero al punto più a sud, che soddisfazione! Da Cape Ferwell comincia una passeggiata panoramica che segue il bordo delle alte scogliere fino a terminare alla Wharariki Beach, caratterizzata da grandi dune di sabbia bianca, che contrastano con il verde che le circonda. La spiaggia è bellissima e selvaggia, è un avventura entrare nelle grotte scavate dal mare, che si riempono d'acqua ad ogni onda più alta del normale. Ma la vera sorpresa della spiaggia sono i cuccioli di foca che la popolano, sono tantissimi, giocherelloni, e non hanno paura della gente, tanto che si avvicinano tantissimo, fino a mezzo metro da me: che emozione!
Ritorno soddisfatto a riprendere la bicicletta, voglio tornare in fretta a casa, minacciosi nuvoloni neri si stagliano all'orizzonte. Sono perseguitato, anche qua nella soleggiata Golden Bay!!
Faccio appena tempo a mettere piede a casa e comincia a piovere: è la coda del ciclone che a Vanatu ha ucciso una ventina di persone, dice John... Porco cane, meno male che qua piove e basta... Oggi cucino io, gnocchi per tutti, l'ideale per godersi, finalmente, la visione serale dell'ultimo episodio dell'Hobbit! Alcuni posti li riconosco, ci sono stato in questo viaggio, ma non c'erano ne orchi, ne draghi, ne fortezze... Sarò arrivato troppo tardi??







lunedì 16 marzo 2015

Day 27: Marahau - Collingwood, 97 km (15-mar)

Golden bay

Mi sarò disabituato alla bicicletta dopo quattro giorni di camminata? Le gambe dicono di no, e girano bene. La prima collinetta la conosco, l'ho affrontata quattro giorni fa e aveva fatto male: oggi, bello fresco e con meno pesi, mi srmbra molto più facile. Della seconda collina della giornata, la Takaka Hill, conosco solo le opinioni dei compagni ciclisti, che l'hanno descritta come "una collina messa li a caso per rompere le scatole ai ciclisti". In effetti.. Comuncia subito cattiva, poi le pendenze si fanno più gentili: comunque la gamba c'è e vado su non scendendo mai alla corona piccola. Un paio di km prina del passo a 750 mt aiuto a tirare fuori dai rovi la moto di un motociclista caduto, probabilmente per andare troppo veloce. La moto pesa un sacco, e riusciamo a risolvere la situazione in 4 persone... Una bicicletta sarenne statabmolro più leggera!
La discesa regala bei panorami sulla campagna intorno alla montagna e qualche scorcio sulla Golden Bay, in teoria la terra del sole! In effetti fa caldo, potrei quasi quasi fermarmi qui per il resto dei miei giorni in Nuova Zelanda, ci sono le montagne, un paio di parchi nazionali,a tanti sentieri e buon clima. Il primo centro abitato è Takaka, il villaggio piu abitato della Golden Bay, invaso da hippy e semi hippy: fuori dal supermercato, live music di due musicisti di strada, mi piace!
Non c'è molto da vedere a Takaka a parte un sacco di negozi alternativi, la vera attrazione è a una ventina di minuti dal centro, ovvero Te Waikoropupu, alcune tra le sorgenti con l'acqua più limpida al mondo: il luogo è sacro per i maori ed è vietato il contatto con l'acqua per noi comuni mortali. In effetti è limpidissima e un'atmosfera di pace e sacralità aleggia sulla zona.
Per Collingwood la strada attraversa la campagna ondulata senza mai allontanarsi troppo dal mare, le abitazioni si fanno via via più rare fino ad arrivare all'ultimo paesino degno di nota dell'estremo nord dell'isola sud, Collingwood appunto: non è altro che un piccolo villaggio di pescatori scelto come base dai turisti per visitare il Farewell Spit, l'ultimo sottile e sabbioso lembo di terra dell'isola, o per cominciare il famoso Heaphy Track. A me piace, si percepisce che qua siamo quasi alla fine dell'isola e che poi non ci sia nient'altro che il mare, e le montagne dalle foreste lussureggianti ad ovest.
Incredibilmente, stasera sono ospitato, da John e suo figlio Shon, in una casetta solitaria ai piedi della montagna: arrivo giusto quando dei "vicini" li visitano, sono birrette e whisky, che sono presenti già in buobe quantità nei loro corpi, che mi vengono offerte per prima cosa, poi si passa ad una grigliata (ehm, non si può certo rifiutare), buon rock degli eighties ed addirittura una rilassante seduta nella piscinetta con idromassaggio con l'acqua a 40 gradi. Non si può proprio volere di più!





















domenica 15 marzo 2015

Abel Tasman Park (11-12-13-14-mar)

La lunga camminata

Day 1 - Si parla francese

Si cammina finalmente in una delle Great Walks della Nuova Zelanda! Il sole splende, come spesso succede da queste parti, e comincio a camminare allegramente lungo il tracciato, già parecchio affollato sin dalle prime ore del mattino. Lo zaino pesa, non ci sono più abituato portando tutto il peso nelle borse laterali, ma il più è dovuto al cibo: nei prossimi giorni si alleggerirà man mano che mangio. Il sentiero è facile, qualche saliscendi ma niente di che, il bello è che si cammina sempre vicino alla costa, sulle collinette si gode sempre di una bella vista e quando si scende a livello mare ci si può sempre bagnare i piedi nel mare di qualche bella spiaggetta.
Il traffico umano è quasi fastidioso, c'è troppa gente per i miei gusti, molti di loro sono camminatori in giornata, o di più giorni ma con tutte le comodità a disposizione, con watertaxi che trasporta i bagagli e lodge cinque stelle immersi nella foresta... Qualcuno di buono ce n'è sempre però, e ben presto formo un gruppetto a quattro con una coppia francese e un ragazzo del Quebec, con i quali cammino su e giù per qualche km... Ovviamente si parla di cibo, pane e formaggio in particolare, qui semi-immangiabili. Loro si fermano in uno dei primi campeggi, non faccio tempo a finire di mangiare che mi accodo ad altri due transalpini, Fanny e Jerome, che vanno nel mio stesso camping, a Barks Bay. Più avanziamo più il sentiero si fa bello, entriamo nella foresta pluviale, costeggiamo fiumi dall'aria rinfrescante, vediamo persino una razza sguazzare vicino al sentiero. Io comincio ad essere stanco, i ragazzi pure, ma verso il tardo pomeriggio arriviamo al campeggio. Io non so se avanzare o fermarmi: il problema è che domani c'è bassa marea fino alle 10 ad Awaroa, a 12 km da qua, e si può avanzare solo quando l'acqua è bassa, sennò si aspetta. Significherebbe svegliarsi alle 5 e cominciare a camminare alle 6, ma alla fine decido di stare con loro per la serata e godermi la buona compagnia! Ci concediamo un tuffo quando il sole sta calandi, l'acqua non è calda ma cu voleva! Poi terminiamo con una fogata, alla quale si aggiunge una spagnola: come al solito gruppo latino da una parte, e l'anglo-tedesco dall'altra... A letto ci vado presto, domani levataccia!


Le prime spiaggette


eh, anche fare kayak nel parco non sarebbe male...


Ma Barbalbero esiste veramente!!!


Trio franco italiano in spiaggia!


Un pollo arrosto al sole

Day 2 - Un po' di paradiso

La sveglia notturna è sempre un trauma, ma oggi è necessaria. Con la torcia in bocca impacchetto tutto e conincio a camminare nella foresta, c'è la luna ma gli alberi non fanno passare molta luce. La prima ora la passo al buio, posso anche aver passato posti fighissimi e io non me ne sono reso conto, ma comunque è una bella esperienza camminare nel silenzio non c'è nessuno e la foresta tace. Mi godo l'alba e la terra che si colora piano piano con i deboli raggi del sole. Cammino sulle spiagge solitarie del parco, che si fanno via via più grandi e belle, fino a raggiungere verso le nove e mezza Awaroa. La marea è ancora bassa, tolgo le scarpe e attraverso le terre che tra poco verranno sommerse dall'acqua, camminando sopra innumerevoli conchiglie e attraversando immense pozzanghere. Dall'altro lato incontro l'olandese Nick, un ragazzo che pare avere 14 anni ma che ne ha 19... È giá da 6 mesi che viaggia, all'inizio volevo chiedergli se sua madre sapeva che era lu, poi ho scoperto l'età. Pare essere innamorato dell'Italia e cominciamo a marciare assieme. Oggi le spiagge e i paesaggi sino notevolmente migliorati, in alcuni casi pare di essere in paradiso, ad ogni punto panoramico volano gli "ooooh", e la macchinetta non smette di far foto. Il paesaggio più bello lo troviamo praticamente alla fine, al Separation Point (anche perchè pochi camminatori arrivano fin qua), che un po' ricorda Capi Testa vicino a Santa Teresa di Gallura, con tanto di foche che sguazzano felici tra gli scogli. Poi, infine, arriviamo al campeggio del giorno, , Whariwharangi, dopo una trentina di km. È bello e tranquillo, e ci sono anche un sacco di Weka, i buffi pennuti che non volano ma sfrecciano velocissimi tra le tende. Buffi ma molesti, uno di loro è quasi riuscito a scappare via con il sacchetto pieno di uvetta lasciato fuori la tenda! Lo avrei fatto arrosto, con l'uvetta, ma sono protetti... Il fuoco lo accendiamo comunque, e i campeggiatori si riuniscono intorno ad esso, con storie più o meno incredibili sulle camminate neozelandesi, sotto un cielo stellatissimo.


Polli albeggianti


Isola solitaria


Awaroa


Nick nel tratto di spiaggia del sentiero


Un sempre piu sorpreso pollo Paul


Pollo Pablo si sente sempre a suo agio vicino all'acqua, e' un pirate in fondo!


Capo Testa neozelandese


Niente cocco sulle palme... peca'!

Day 3 - Nella fitta foresta

Mi sveglio con un bel mal di schiena, eh si mi ero proprio disabituato a portare tutto sto peso: cerco di rimediare alleggerendo lo zaino, mangiando come un bue... e un po' funziona! Part sempre in compagnia di Nick, con il quale cammino i primi km: lui proseguirà poi verso il mondo civilizzato, io mi inoltrerò nella parte interna dell'Abel Tasman, seguendo l'inland track. È stato un piacere camminare con lui, giovane avventuriero.
La strada parte subito in salita, ma non mi lamento, in fondo dall'alto si gode di un bel panorama, peccato per la giornata un po' nuvolosa... Sulla Gibbs Hill cammino attraverso campi aperti con le mucche che pascolano pigramente al mio fianco, poi il sentiero scende, entrando nella foresta... per non lasciarla più. D'ora in poi, a parte un paio di occasioni, non farò che vedere alberi, ed alberi, ed alberi, ed alberi! Certo, ce ne sono di tanti tipi, ma dopo un po' do balle eh! Dalla foresta pluviale passo a quella di montagna, e viceversa, continuo così per ore. Poi ste collinette son proprio fatali, così ripide che ogni tanto uso le mani per tirarmi su, aggrappandomi a rami e radici. Non c'è nessuno sul sentiero, alla fine della giornata conterò sei camminatori e tre ranger. Un po' di varietà e curiosità arriva alla cima di una collina, in prossimità dell'Awaroa hut, con centinaia di alberi sradicati, alcuni proprio grandi: leggendo tra le pagine del visitor book del rifugio, scopro che è stata una tempesta nella Pasqua 2014: tutto ciò mi mette addosso una strana sensazione, e affretto il passo per lasciare questo cimitero di alberi. Poi ritorno alla normalità... Alberi alberi alberi. Sono indeciso se passare la notte nel prossimo rifugio o tentare l'impresa e arrivare alla Castle Rock Hut, ma l'incontro con altri due camminatori mi convince a turare dritto, e alle otto e mezza, ormai al calar del sole, arrivo al rifugio, dopo (credo), 35 km. Ci sono incredibilmente altre tre perone, una coppia tedesca e un'austriaca: chissà, magari la coppietta cercava un posto senza nessuno si è trovata altre due persone. Piani rovinati?? Boh, per mè ok, della buona compagnia in questo sentiero solitario fa certamente del bene... Senno tra poco cominciavo a parlare con gli alberi!








Day 4 - Ritorno alla civiltà

La notte in rifugio è stata ottima e mi sento in forze; tra l'altro, grazie alla super tappa di ieri, oggi dovrò camminare solo 15 km. Purtoppo la situazione non cambia, sono sempre nella forestave non c'è molto da raccontare, se non che vado principalmente in giù, martoriando le mie povere ginocchia. Solo verso la fine la foresta si dirada lasciando spazio sufficiente per ammirare dall'alto le spiagge viste tre giorni prima. Gli ultimi km cammino sul sentiero costiero, e in mezzo minuto vedo più gente di quella vista in due giorni nella foresta. Il ritorno verso casa è conosciuto, me la prendo con estrema calma, ritovo l'austriaca Martina e poi mi concedo un tuffo nel mare, seguito da una sessione di spapparanzamento sotto il sole. Poi niente di che, la solita tenda nel giardino di Chris e bon, giornata finita! E domani si pedala di nuovo...







Day 26: Tophouse - Marahau, 116 km (10-mar)

La valle della frutta

Ho già la sensazione di essere al mare, ormai manca poco per arrivare alle terre calde del nord e alla Golden Bay. Il sole brilla e la giornata comincia in discesa, ma proprio in discesa, visto che dai 700 mt di Saint Arnoud arriverò al livello del mare.
All'inizio è tutto facile, pedalo in una vallata dove non passa neanche una macchina, e man mano che avanzo noto che il paesaggio diventa man mano più agricolo, con casette di legno abbandonate nello stile delle grandi praterie statunitensi, vacche e pecore, e un lungo fiume da seguire. Ci sono un paio di collinette ogni tanto che spezzano il ritmo ma non sono niente di che paragonate a quelle affrontate nei giorni passati.
Per un attimo mi immetto nella highway 6, quella della West Coast, che per me significa pioggia, ma la seguo solo per pochi km; meno male, non si sa mai che tutto d'un tratto ricominci a piovere. Seguo il fiume Motueka, e comincia la sagra della frutta: mele, pere, uva e luppolo sono prodotti in grandi quantità, e io non posso resistere alla tentazione di assaggiare mele e pere, con il rischio di assaggiare anche la forca del contadino locale. Che non si fa vedere, fortunatamente.
Avvicinandomi alla cittadina di Motueka il numero di campi con alberi da frutto aumenta, fino ad arrivare al centro abitato, che a me sembra una metropoli. Ne approfitto per fare la spesa per i prossimi quattro giorni e per scroccare un po' di internet alla biblioteca locale. Per Marahau mancano solo 15 km, ma non sono per niente facili: tra me e il villaggio alle porte dell'Abel Tasman Park c'è una collinetta dalle pendenze importanti che mi fa soffrire e sudare sette camicie, soprattutto dopo essermi caricato con quattro giorni di cibo. Ma la discesa verso il mare ricompensa lo sforzo fatto, e davanti a me si presenta la baia di Marahau. C'è la marea bassa, fa ridere vedere tutte le barche arenate sulla sabbia, ma tra qualche ora dovrebbero riprendere a galleggiare.
La sera vengo ospitato da Chris, che mi fa piantare la tenda nel campo di fronte al chalet turistico dei suoi genitori, e poi nient'altro, non molta compagnia... Strano quando si fa couchsurfing o warmshowers la gente è di compagnia... Meno male che c'è un altro ciclista francese ospitato, e ce ne andiamo a mangiare un hamburger (vegetariano) al paninaro locale: leggende narrano che sua il migliore al mondo, dicevano lo stesso di Fergburger a Queenstown.... Mah, comunque sia è gran buono! Chris mi presta anche uno zaino per i prossimi quattro giorni, due per l'Abel Tasman Coastal Track, due per l'Inland Track; vedremo se più di duemila km in bici sono stati un buon allenamento per ka quattro giorni...

 
I campi, e le onnipresenti pecore

 
I polli Paul e Pablo, ormai parte integrante della simbologia maori

 
Cresci bene uva... buon vino!

 
Missione pera... riuscita!

 
Bassa marea a Marahau
 

lunedì 9 marzo 2015

La Pausa! Mount Robert e lake Rotoiti

Prendiamocela con calma!

Calma, tranquillita', queste le parole chiave di oggi, sono nel giorno di pausa e non voglio faticare troppo, solo camminare tranquillamente tra i monti.
Guillaume deve partire verso altre mete, ma per andare verso il lago e il mount Robert devo fare la stessa strada, quindi pedalo un po' con lui. Andiamo assieme verso la sponda del lago, il tempo e' veramente bello e l'acqua e' invitante, anche se fredda. Vista la giornata, Guillaume si concede un po' di tempo per una breve camminata, e quindi decide di accompagnarmi per un po' sul monte, dal quale si può avere un'ottima vista sul lago. Arrivati al camping, parcheggiamo le bici e facciamo amicizia con dei kiwi, e parola dopo parola ci invitano a mangiare con loro al pic nic. Noi ovviamente, da buoni ciclisti affamati, non ci tiriamo indietro e ci abbuffiamo su qualunque cibo ci venga proposto. "Da quanto e' che non mangiavate?", questo il commento finale di una signora del gruppo. In verità da un'ora e mezza... ma c'e' sempre fame!
Sono quasi le due, comincia a essere tardi per Guillaume, ma cominciamo a camminare. Mentre facciamo foto sceme una ragazza svedese, Anna, si ferma in macchina, e ci da un passaggio fino al parcheggio a 4 km, ci risparmiamo parte della scarpinata e ci guadagniamo una compagna in più'! La camminata e' carina, il sentiero va su ripido ma così si possono vedere benissimo quasi tutto il lago e le catene montuose che lo circondano. Raggiungiamo la cima rapidamente, almeno molto più rapidamente di quanto indicano i cartelli del DOC (che esagerano sempre in eccesso), facciamo delle foto idiote con altri camminatori, e ricominciamo a scendere per l'altro lato della montagna. La giornata e' piacevole, soffia del vento freschetto ma e' una delle migliori trovate fino ad adesso. Guillaume, vista ormai l'ora tarda, decide che e' meglio rimanere, la giornata ciclistica si e' trasformata in una giornata di camminata!
Salutiamo Anna, e ripartiamo verso Tophouse. Lungo la strada incrociamo una ciclista che scende dalla collina: la riconosciamo, e' Isabel, una belga che ha scritto su Warmshowers a Diana, che pero' ha rifiutato la sua richiesta per mancanza di spazio. Lei non sa di noi, ma noi sappiamo chi e' lei, e ci scherziamo su. Lei non capisce come facciamo a sapere il suo nome e la sua nazionalità, lo scherzo va avanti fino a che passa in macchina... Diana! E ovviamente finisce con Isabel pedala con noi fino alla casa di Diana, che per non lasciarla dormire fuori in tenda la invita in casa, come una vera mamma. Per ricambiare dell'ospitalità cuciniamo io e Guillaume, insalatona e pasta al forno, con dessert di banane flambé, e tanto basta per conquistare i palati di Diana e Isabel. Pieni come ovi e felici per la bella camminata sotto il sole, non ci serve molto per andare a letto contenti...




I polli tornano da una nuotatina al fiume...


...con l'amica anatra!


Polli sudatissimi dopo la ripida salita al mount Robert


Goffe figure balleriniche sulla cima


Si segue la cresta del monte con Guillaume e Anna


Incontro finale con Isabel!

Day 25: Sedgemore Hut - Tophouse, 75 km (08-mar)

Nel nulla, ancora!

La notte in rifugio passa benissimo, a parte uno degli svedesi che russava come un orso. La mattina siamo tutti belli attivi, dai 75enni agli scandinavi, abbiamo voglia di pedalare, anche perché fa proprio un bel sole. Parto con il gruppetto anzianotto, che va in crisi alla prima collinetta dopo un km: beh non e' proprio crisi, diciamo che vanno alla loro andatura, costante come una tartaruga. Hanno detto che vogliono celebrare il loro 75o anno con un'avventura, e ce l'hanno avuta! Comunque, li aspetto, hanno un sacco di storie da raccontare e pedalo volentieri con loro. I paesaggi sono imponenti, grandi montagne, grandi spazi, grande vuoto. Si segue, come spesso succede, un fiume, ma dopo pochi km pedalare diventa un problema: in 30 km ci saranno almeno 20 frane e 15 ruscelli in piena da guadare. Le montagne negli ultimi giorni hanno rilasciato un sacco di materiale, ne e' scesa di pioggia eh! Ma per noi bicicletta non c'e' problema, si spinge e si riparte, si guada e si pedala!
Dopo qualche avventuroso attraversamento, arriviamo al campeggio (un campo con un bagnetto...), dove i signori hanno lasciato la tenda a brandelli, e gli svedesi ci raggiungono. Da qua continuo con gli svedesi, stare con i signori e' stato bello ma un po' troppo lento. Con gli scandinavi invece si viaggia, eccome! Non si fermano molto, testa bassa e pedalare, anche se lo sterrato non e' certo in buone condizioni. Io un po' di riguardo per la strada me la faccio, ma voglio stare con loro e pedalo rapidamente. La strada attraversa una piccola gola, poi il paesaggio si fa più verdeggiante, siamo a fondo valle e la temperatura e' leggermente più alta, si ricominciano a vedere le mucche e persino una casa! Wow, abbandonata, ma e' pur sempre una casa... Il viaggio e' avventuroso, sono tanti i fiumiciattoli da attraversare, ce la godiamo come degli intrepidi Indiana Jones. I due sono veloci, prendono le discese rapidamente, e se lo possono permettere, loro ce li hanno gli ammortizzatori, io no!
Visto che mi piace fare le foto mentre pedalo, vengo punito dal Dio della Bicicletta per la mia disattenzione. Un rettilineo, una curva, discesa improvvisa e ruscello da attraversare, voglio mettere la macchinetta nella tasca dietro della maglietta, non ce la faccio, metto il cordino che la lego tra i denti, frenata potente sulla ghiaia, calcolo traiettoria possibile di caduta, praticamente salto giu' dalla bicicletta e ruzzolo in mezzo all'acqua e il pietrisco. Una certa esperienza nelle cadute riduce il danno al minimo, una bella pacca sul culo, parte destra, e mezzo bagnato mi rimetto in piedi, controllo lo stato di salute, tutto ok, e riparto, con un sacco di adrenalina intorno. Gli svedesi mi aspettano, ma pedalo più lentamente, un po' mi da fastidio. Improvvisamente la strada ridiventa asfaltata - ci stiamo avvicinando alla civiltà? - e dopo un paio di km troviamo un furgoncino bianco a bordo strada: e' il furgoncino delle mogli dei 75enni, ci fermiamo e le avvisiamo che i mariti sono vivi. Erano preoccupate, a 75 anni non si fanno queste avventure, dicono! Ma si che si fanno!!!
Saluto gli svedesi, li lascio andare alla loro andatura, tanto io sono praticamente arrivato e voglio prendermela tranquillamente. Ci sono ancora delle collinette da superare, poi arrivo a Saint Arnaud, un villaggio turistico sorto di fronte al lago Rotoiti: vado a prenotare i campeggi per la Great Walk nell'Abel Tasman Coastal Track (ci sono talmente tante persone che bisogna prenotare in anticipo...), poi faccio rifornimento di cibo nel negozietto locale, una trappola per turisti, con prezzi fino a tre volte quelli normali, ladri!
In una contrada vicina, a Tophouse, mi incontro con Diana, la simpatica signora che mi ospitera' oggi e domani. E' come una mamma, tutta premurosa, anche troppo, si preoccupa anche per l'altro ospite che deve arrivare oggi, un francese, che non si fa vivo fino alle sette. Guillaume, questo il suo nome, e' assai simpatico e ci troviamo bene sin dai primi minuti: molti viaggi in bicicletta, Sudamerica, e tante altre cose in comune... Io la sera sono stanco morto, i due giorni nel Rainbow Trail sono stati duri, ma domani ho finalmente un giorno di pausa, si camminerà in montagna!






Il signore di 75 anni, piccolissimo in mezzo a tralicci e montagne


I polli se la godono la discesa in valle!


La valle incantata...


Ci sono da passare frane...


...da attraversare gole...


...e guadare ruscelli in piena!


Ma sto Kiwi dov'e'???