E non poteva mancare il blog dalla Terra di Mezzo, la Nuova Zelanda, che dopo essere stata attraversata da orde di orchi, Nazgul, hobbit bonaccioni, burberi nani ed eleganti elfi, ha deciso di accogliere pure me con un visto Working Holidays, che mi permette di lavorare e viaggiare tra le isole del paese dei kiwi e e delle pecore! In verità piú delle pecore, di kiwi (i buffi volatili intendo...), non ne ho ancora visto uno.
In Nuova Zelanda ci sono arrivato ormai piú di un mese e mezzo fa, dopo un modesto viaggio di 50 ore, causa due interminabili scali a Doha e Honk Hong, e per il fatto che qua mi trovo proprio in culandia, non so se ci sono tanti altri paesi piú distanti dall'Italia come questo, forse qualche microisola polinesiana... Dall'arrivo ad Aukland, il 5 dicembre, di tempo ne è passato, ed ora mi trovo ad appena 2000 km dalla grande città neozelandese. Sbarcato dall'aereo, sbrigate tutte le formalità del visto ed effettuati i rigorosi controlli per evitare che la gente porti strani animali, semi, frutta e verdura che potrebbero modificare l'ambiente delle isole, mi sono recato subito a casa di Natasha, cugina di Fran, conosciuta tre anni fa in Perú e poi riabbracciata in Colombia. Nella casa della brava Natasha, con deliziosa vista mare e abitata da svariati personaggi, mi scontro subito con il bizzarro accento neozelandese, mica facile! I primi tre giorni li passo nella città dei vulcani (ce ne sono una cinquantina nell'area cittadina, che formano delle belle e verdissime collinette), per sbrigare alcune fondamentali operazioni: fare il numero di telefono, aprire un conto in banca e richiedere l'IRD number, senza i quali non si puó lavorare. Ma siamo al fine settimana, quindi nada, tutto rimandato, e ne approfitto per visitare la città, dal moderno centro economico e dalla grande estensione, infatti i kiwi (neozelandesi) amano avere la propria casa con giardino, quindi ecco che la città si è ingrandita parecchio senza tenere chissà che numero di abitanti.
Dalle collinette - vulcani si gode un'ottima vista sulla città, sulla porto e sulle numerose isole che costellano la baia, si nota subito un certo rispetto per l'ambiente. La gente pare tranquilla e rispettosa, c'è pochissima criminalità, qua le porte di casa vengono pure lasciate aperte, ed Aukland offre un'atmosfera internazionale, con molti asiatici, polinesiani, studenti e lavoratori da tutto il mondo, ma anche molti maori e kiwi da tutto il paese. Con Natasha, nella mia prima festa neozelandese, non ne conosco neanche uno da Aukland, tutti vengono da qualche altra città...
Il pollo Paul ammira Auckland da un vulcanetto
Da Aukland me ne vado dopo appena tre giorni, mi aspettano a Twizel, remoto paesino nell'isola sud, dove ho trovato lavoro come cameriere. Dieci ore di bus economicissimo, appena 15 dollari, mi portano fino all'estremo sud dell'isola nord, dopo aver attraversato l'interiore dell'isola, tra campi verdissimi, enormi pascoli di pecore, minacciose montagne nella steppa, foreste semi esotiche e tanto, tanto nulla, poche case e centri abitati lungo tutto il percorso: mi piace di già! A Wellington ci arrivo di sera: la capitale mi piace di più di Aukland, è una di quelle città che va su e giù tra costa e colline, e si percepisce una buona vibrazione, saranno i racconti di Tommy e Paolo, che me l'hanno descritta come una città di arte, musica e tanta vita notturna... Passo una notte a casa dell'argentina Sol, amica di Tommy, e il giorno dopo mi imbarco per l'Isola Sud a bordo di una grande ferry, che ci metteun paio di orette ad attraversare lo stretto. Il vento soffia fortissimo sulla costa di Wellington, ma diminuisce d'intensità quando ci avviciniamo all'Isola Sud, addentrandoci nei fiordi del Marlborough, con la nave che sfiora le coste di questo labirinto d'acqua e monti, dalle mille tonalità di verde e azzurro.
Le montagne e la steppa del centro della North Island
Strade infinite, cielo immenso
La ventosissima costa di Wellington
Il pollo Paul nel bel mezzo dei fiordi del Marlborough
Da Picton non faccio neanche tempo a mettere fuori il dito che una kiwi hippy mi da un passaggio fino a Blenheim, città del vino, città caldissima, poi è il turno di un vecchietto che ha fatto la seconda guerra mondiale in aviazione e che guida più fuori che dentro la strada, ma che almeno guida piano. Una ventina di km con lui, che mi lascia in un polveroso e ventoso villaggio di quattro case e un bar benzinaio, poi è il turno di un francese, che viaggia verso Queenstown, Twizel è sulla strada e quindi con lui mi faccio più o meno 500 km, che fortuna! La east coast è pressochè disabitata fino a Christchurch, solo un paio di piccoli centri interrompono il bel paesaggio costiero sulla sinistra e le onnipresenti montagne a destra. Piccola pausa per prendere un amico e il viaggio continua verso l'interno dell'isola, che si fa ancor più disabitata e montagnosa, fino ad arrivare allo splendido Tekapo Lake, di un azzurro inimmaginabile, ed infine al Pukaki Lake, dominato dalla cima innevata del Mount Cook, dove il francese decide di fermarsi a dormire, a soli 20 km da Twizel. Poco male, ho la tenda e ci guadagno un tramonto che dura due ore, con il rosso, l'arancione e il viola che assumono centinaia di sfumature riflettendosi contro le nuvole, il lago e le montagne. Il giorno dopo è nebbia e pioggia, ma con un ultimo breve passaggio arrivo a Twizel, che sarà mia base per le prossime settimane. L'ostello è un insieme di edifici costruiti negli anni 60 per accogliere gli operai che lavoravano nelle dighe della regione e che di fatto hanno costruito Twizel; il villaggio doveva essere distrutto ma da qua la gente non se n'è voluta andare... anche se intorno non c'è proprio nulla, a parte montagne, pascoli e laghi! Il primo giorno incontro anche quelli che saranno i miei prossimi colleghi di lavoro in Shawty's (il ristorante), e Valeria, anche lei appena arrivata, argentina con la quale mi trovo subito molto bene (ovvio!). E per sette settimane la mia vita è stata occupata da molte ore dal lavoro in Shawty's, con settimane di fuoco durante il periodo natalizio e durante le gare di cannotaggio (gran cosa qua...), intervallate dalla scoperta della MacKenzie Country (questo il nome della regione), un area brulla e piatta circondata da montagne possenti e spesso innevate, e costellata da laghi azzurrissimi, dove il silenzio è rotto solo dal rumore del vento e le creature che piú la abitano sono lepri saltellanti, opossum disattenti (molti sono schiacciati), ricci, mucche e le onnipresenti e belanti pecore.
Tramonto dal Tekapo Lake
Le tipiche pecore e i tipici fiori di qua
River Twizel
Attenti alle pecore... e ai Polli!
Pollo Pablo al lago Ruataniwha
Di vita in Twizel non ce n'è molta, nessun evento (a parte il recente festival del salmone e del vino, grande quanto la sagra di San Michele), cultura zero (la biblioteca è l'unica fonte di cultura... E du internet!), un paio di bar e ristoranti, qualche negozietto che cerca di vendere di tutto, due grandi supermercati (perchè due??), una palestra e un golf club...Amazing! Il posto perfetto per risparmiare... In vista del prossimo viaggio... In bicicletta! Eh si, anche se sono a Twizel sono riuscito a trovare una bicicletta, un'ibrida usata, con la quale viaggeró nell'isola sud, dal 9 febbraio, lungo laghi, montagne desolate, fiordi, ghiacciai, vecchi percorsi del treno, coste infinite e chissà che altre meraviglie, per un mese o più. In compagnia del fidato Pollo Paul e del nuovo compagno Pollo Pablo...ancora due settimane e l'avventura comincerà!
Mountainbiking vicino a Twizel
Tipico lama neozelandese!!!
Dintorni di Twizel
Il Monte Cook, che domina il mondo
L'azzurrissimo Lake Pukaki e il monte Cook
Scalato anche il Ben Ohau!
Il nulla...
Tipiche strade della MacKenzie Country
I laghi e il monte Cook laggiu' in fondo
Sentieri montanari per un pollo montanaro
Salendo sui mille scalini per arrivare alla Mueller Hut
Il pollo Paul stupito dalla bellezza dell'area del monte Cook
...e il ghiacciaio si scioglie...
Lake Ohau, il mio preferito



